Queste elezioni sembrano svolgersi senza una vera posta in gioco ma rischiano di presentare parecchie incognite, in particolare in rapporto all’imprevedibilità della politica estera ceca. Stando ai sondaggi i socialdemocratici del Čssd saranno costretti ad allearsi o con partiti le cui idee rimettono in questione la posizione del paese all’interno dello spazio transatlantico, o con altri che strumentalizzano a fini populisti la politica estera.

Nel primo gruppo potremmo mettere il Partito comunista di Boemia e Moravia (Ksčm), che pretende l’uscita dalla Nato dalla Repubblica Ceca. Nel secondo gruppo potremmo inserire Ano (“Sì” in ceco), il movimento politico del miliardario di origini cecoslovacche Andrej Babiš], l’Alba della democrazia diretta [il movimento del ceco-giapponese Tomio Okamura] oppure Spoz, il Partito dei diritti civici del presidente Miloš Zeman], che si muovono senza un chiaro orientamento ideologico, sanno fiutare gli stati d’animo dell’opinione pubblica o agiscono in funzione del loro umore del momento.

La politica estera è assente dal programma di Alba. Ano si è sprecato con un solo capitolo sull’argomento e, avendo cura di aggiungerne altri, conta tra i propri ranghi l’ex commissario europeo e negoziatore capo dell’adesione della Repubblica Ceca all’Ue Pavel Telička. L’imprenditore Babiš è un vero uomo d’affari ed esige che i prodotti che compra siano funzionali, per meglio dire docili. E ciò vale anche per Telička. Le ostilità verso la Polonia [Babiš critica la qualità degli alimenti importati dal paese vicino] può tradursi nel tentativo acrimonioso di scontrarsi con Varsavia su uno scenario più ampio come quello europeo.

Incognite a est

Questa prospettiva è inquietante per la Repubblica Ceca, perché rischia di generare situazioni che esigeranno dal governo e dal parlamento una conferma dei nostri impegni verso la Nato. Succederà lo stesso con un’Ue instabile, continuamente alle prese con le difficoltà della zona euro e impegnata preservare la propria integrità, già messa in discussione dal Regno Unito. Infine le relazioni esterne dell’Ue metteranno incessantemente alla prova le posizioni e la politica della Repubblica Ceca.

Si pongono molte domande che esigono coesione e continuità nella politica ceca

Quale sarà la posizione del prossimo governo e del ministero degli esteri nei confronti del Partenariato orientale? Quali relazioni intratterranno Praga e Mosca? Quale sarà il livello di coinvolgimento della Repubblica Ceca nella politica di vicinato dell’Ue, per esempio con l’Africa del Nord? In materia di relazioni tra Bruxelles e Washington, e con lo scandalo dello spionaggio degli Stati Uniti, quale posizione dovrà adottare l’Ue? Si pongono molte domande che esigono coesione e continuità nella politica ceca. Sempre che Praga non voglia fare la figura dell’imprevedibile.

Non c’è niente da invidiare nella situazione del Čssd. Alcune delle forze politiche che hanno la possibilità di entrare in parlamento rischiano di avere un impatto distruttivo (Ksčm, l’Alba della democrazia diretta), altri probabilmente potranno barcamenarsi o contrattare il loro appoggio al governo (Ano, Spoz). Per alcune decisioni, poi, come l’invio di truppe ceche nelle missioni della Nato, si può immaginare che il Čssd potrà contare sul sostegno della destra parlamentare (i conservatori del partito Top09 e i liberali dell’Ods). Se in politica interna è un avversario, di sicuro in politica estera è un partner molto più affidabile di tutti questi extraterrestri politici.