Negli ultimi dieci anni nessun avvenimento ha spaventato il Cremlino più della "rivoluzione arancione" ucraina nel 2004. Adesso quello di Vladimir Putin pare trasformarsi in un incubo ricorrente, dato che i dimostranti sono tornati a riempire la piazza dell'Indipendenza di Kiev chiedendo a gran voce che il loro paese si avvicini all’Ue e prenda le distanze dalla Russia.

Le dimostrazioni in Ucraina sono un’umiliazione e al tempo stesso un pericolo per Putin. Mentre elogia i profondi legami culturali e storici esistenti tra Ucraina e Russia, il presidente russo scopre che decine di migliaia di ucraini preferiscono affrontare le rigide temperature e i manganelli delle forze dell’ordine che entrare un po’ di più nella sfera di influenza della Russia.

Se la folla in tumulto riuscisse ancora una volta a minacciare di rovesciare un governo ucraino corrotto e dispotico, la lezione politica per la Russia sarebbe molto chiara. Dopo tutto sono trascorsi meno di due anni da quando i manifestanti si sono riversati per le strade di Mosca per protestare contro la seconda nomina di Putin, ribattezzando il suo partito Russia Unita “il partito dei corrotti e dei ladri”.

Se gli ucraini decideranno di guardare a ovest invece che a est la politica estera di Putin andrà in briciole

Una sollevazione filo-Ue in Ucraina mette a repentaglio anche la visione di Putin di una Russia influente nel mondo. Il suo principale obiettivo in politica estera è la realizzazione di una sfera di influenza che occupi buona parte dell’ex Unione Sovietica. Con i suoi 45 milioni di cittadini, il suo vasto territorio, le sue risorse economiche e i suoi rapporti di lunga data con la Russia, l’Ucraina avrebbe dovuto essere il gioiello della corona, e conta molto più della Moldavia o della Bielorussia. Se gli ucraini decideranno di guardare a ovest invece che a est la politica estera di Putin andrà in briciole.

Eppure il governo russo può biasimare soltanto sé stesso per questa svolta imprevista degli eventi. Ha avviato una brusca schermaglia con l’Ue per il futuro del paese vicino, dimenticando la lezione della prima rivoluzione arancione: se cerchi di decidere tu il destino dell’Ucraina, passando sopra al volere della sua popolazione, essa scenderà in piazza in modo così massiccio ed eclatante da poter cambiare la direzione politica imboccata dalla nazione.

Nel tentativo di persuadere l’Ucraina a guardare a Mosca e non a Bruxelles, i russi hanno trattato con il governo di Janukovyč utilizzando sia la carota sia il bastone. Nel corso dell’estate sono state istituite alcune restrizioni commerciali per i prodotti ucraini, giusto per far capire che il paese avrebbe pagato un prezzo assai salato se avesse voltato le spalle alla Russia. Al tempo stesso i russi hanno lanciato un appello diretto agli interessi finanziari ucraini, e – quanto mai pertinente – a quelli dell’élite ucraina.

Sembra che due recenti incontri tra Putin e Janukovyč si siano rivelati decisivi per persuadere il leader ucraino che i suoi interessi – come quelli della sua famiglia e dei suoi più stretti collaboratori – stanno nell’allinearsi con Mosca. Spesso, in Ucraina, la vicinanza al potere è una strada verso la ricchezza. Il figlio del presidente, Alexander, ha studiato ed è diventato dentista, ma oggi è un uomo d’affari molto ricco e con i contatti giusti.

Nel momento in cui il leader ucraino ha annunciato che non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Ue, Mosca ha assaporato una dolce vittoria. Ma il trionfo ha avuto vita breve. Anche se la polizia di Janukovyč riuscirà a mettere a tacere l’opposizione a colpi di sfollagente, il governo ucraino ne uscirà gravemente indebolito. E ne uscirà compromessa l’idea stessa di un’Unione euroasiatica.

Paura del complotto

Probabilmente Putin ha sbagliato i suoi calcoli perché ha creduto alla sua stessa propaganda sulla rivoluzione arancione. Dal suo punto di vista, lungi dall’essere un’autentica sollevazione popolare, si trattò di un episodio architettato dalle intelligence occidentali, sfruttando alcune organizzazioni non governative statunitensi ed europee.

Per Putin le cosiddette rivoluzioni “colorate” sono state doppiamente sinistre. Prima di tutto hanno minacciato di far uscire le nazioni dalla naturale sfera di influenza della Russia e di farle entrare nell’orbita dell’occidente. In secondo luogo possono essere prese a modello per insurrezioni simili nella Russia stessa. In effetti, quando nell’inverno del 2011-12 esplose la contestazione delle elezioni russe, la reazione del Cremlino fu proprio quella di reprimere e mettere a tacere le ong occidentali che si presumeva le avessero alimentate.

L’idea che una rivolta popolare possa essere veramente popolare e non il prodotto di una manipolazione pare non sfiorare il governo Putin. Questa visione limitata e cospiratoria delle rivoluzioni colorate originali può aver esposto Mosca a un’altra spiacevole sorpresa che arriva dalle strade ucraine, in quanto gente del tutto ordinaria è riuscita a mandare a vuoto gli accordi presi a loro insaputa da leader considerati corrotti e illegittimi.

Essendo un nazionalista russo, Putin ama sostenere che la Russia è una “civiltà” unica, distinta da quella europea. Di conseguenza la battaglia per l’Ucraina per lui non è soltanto una questione di ricchezza o di potere politico, ma una battaglia di civiltà. L’idea stessa che la classe media ucraina, quanto meno nella capitale e nella parte più sviluppata e occidentale del paese, si senta maggiormente attratta dalle culture di Varsavia, Berlino e Londra, invece che da quella di Mosca, è offensiva per i nazionalisti russi al Cremlino.

Eppure in realtà la prospettiva di un’Ucraina che si avvicina al resto d’Europa, diventando così più ricca e meglio governata, in definitiva sarebbe nell’interesse della Russia. Anzi potrebbe essere presa a modello per lo sviluppo futuro della Russia stessa. Ma per questo stesso motivo gli eventi in Ucraina sono minacciosi per gli interessi di Putin e della sua cerchia di collaboratori.