Quanti dei 46 milioni di spagnoli sanno qualcosa della tedesca di mezza età che ha in mano la sovranità democratica e il futuro economico del loro paese, dalla cui decisione dipenderà il loro lavoro e il loro mutuo e che potrebbe imporre all’economia spagnola un programma di austerity che farebbe impallidire quelli di Grecia e Irlanda e segnerebbe l’inizio della fine per l’eurozona stessa?

Probabilmente non molti di loro, dato che questa donna che è ormai una specie di divinità per una delle più grandi nazioni europee non è Angela Merkel. La cancelliera tedesca ha sicuramente un'importanza decisiva nella battaglia per la Spagna che si combatte a Bruxelles, ma non è di lei che si tratta. Non è Angela Merkel che può decidere il destino della Spagna per dieci anni o più.

Questa prerogativa spetta alla semisconosciuta Kathrin Muehlbronner, economista poliglotta la cui influenza sulla Spagna è maggiore di quella di qualsiasi altra donna dai tempi in cui la regina Isabella vinse i saraceni, cacciò gli ebrei e mise al potere l’Inquisizione, oltre cinquecento anni fa. Come è possibile?

Muehlbronner è vicepresidente e analista specializzata in rischi sovrani in Spagna presso l’agenzia di rating Moody’s. Ciò le da il potere di decidere se abbandonare la Spagna all’ignoto, stabilendo con una semplice dichiarazione che la quinta potenza economica europea non merita più un rating “AA1”.

Questa settimana c’è mancato davvero poco che Muehlbronner non premesse il bottone che farà precipitare la Spagna in una camera delle torture fiscali degna dello stesso Torquemada. Tenendo il dito sul bottone, Muehlbronner ha dichiarato: "Moody crede che i rischi di vulnerabilità impongano una revisione del rating della Spagna". L’euro e il mercato azionario sono subito crollati. Poco dopo, però, ha precisato: "Moody’s non ritiene che la solvibilità della Spagna sia a rischio", e sia l’euro che i mercati hanno ripreso fiato.

“Moody’s ritiene”? Scusate, ma chi ha mai eletto Moody’s? Quale trattato o accordo ha mai firmato Moody’s? Sulla base di che cosa dobbiamo inginocchiarci davanti alla signora Muehlbronner? Io non ho nulla contro di lei, ma ho seri dubbi sul culto dei rating che rappresenta. Mentre le nazioni si dibattono per tirarsi fuori dalla crisi finanziaria globale, Moody’s e i suoi principali concorrenti, Standard & Poor’s e Fitch, non sono imparziali e oggettivi, con l’unica preoccupazione di sovrintendere in modo intelligente agli scambi sui mercati.

Arbitri e giocatori

Trattiamo le agenzie di rating come arbitri assoluti, che hanno perfino un posto in alcuni ambiti normativi frettolosamente costituiti. Invece sono attori – e non semplici attori, bensì speculatori. Negli ultimi due decenni, quando il credito era in piena espansione, chiunque vendesse obbligazioni era sistematicamente ricompensato con un rating di tripla A. Moody’s, ha detto all’inizio di quest’anno il capo della commissione di indagine sulla crisi voluta da Barack Obama, era una “fabbrica di triple A”. Di conseguenza, dai mutui subprime fino al mercato dei bond, il sistema era pieno di prodotti finanziari sopravvalutati, garantiti da quelli che, in definitiva, erano solo rating senza valore.

La maledizione della cultura del rating nella finanza personale è un fenomeno recente in Gran Bretagna. Ma è in ascesa, mentre dovrebbe invece essere tenuto a freno. Chiunque sia vagamente a conoscenza della cultura del rating statunitense, da cui è nata la cultura del rischio sovrano, saprà che agisce in modo kafkiano. Se negli Stati Uniti fate richiesta per una carta di credito senza avere un buon rating non soltanto vi rifiuteranno la carta in questione, ma ne soffrirà anche il vostro rating, così che per voi sarà sempre più difficile mettere insieme il credito di cui avete bisogno. Se poi, per una ragione qualsiasi, doveste saltare una rata, l’agenzia abbasserà il vostro rating, facendosi pagare dalla banca per il disturbo. Proprio come è avvenuto con le banche, un sistema informatizzato basato su semplici crocette e caselle ha soppiantato la persona.

La stessa cosa accade molto più in grande nel mondo del rischio sovrano, solo che in questo caso le agenzie si pronunciano sull’amministrazione delle economie di popoli liberi e sovrani. Come la finanza personale può andare fuori controllo perché non ci sono più direttori di banca che conoscono i loro clienti, il luogo in cui vivono, l’ambiente che frequentano, e sono quindi in grado di prendere decisioni ponderate sui singoli casi, così il debito sovrano ha perso ogni buonsenso nel suo modo di relazionarsi con le nazioni.

Nel mondo reale la storia è fatta dai popoli. Nel mondo immaginario delle agenzie di rating la storia è una collezione di personaggi. Sopra una certa soglia buoni, sotto una certa soglia cattivi. Chi ha un minimo di senso umano della storia non può che condividere il dolore dell’Irlanda, umiliata dai mercati. Ma l’idea che una grande nazione come la Spagna – per cui combatterono e morirono gli amici dei miei genitori – possa essere messa in ginocchio per i capricci di un gruppetto di dirigenti strapagati che se ne stanno seduti davanti al monitor di un computer è semplicemente oltraggiosa. Come osano?

Le agenzie di rating del credito stanno guidando l'assalto del mercato alle nazioni e ai popoli. Dobbiamo impedirglielo con tutte le nostre forze. Questo fa parte dell’ultimo piano per la zona euro previsto dalla Germania. Ecco perché, malgrado tutte le sue mancanze, dobbiamo sostenere Frau Merkel invece che Frau Muehlbronner. (traduzione di Anna Bissanti)