"Passare da un giorno all'altro dall'appoggio incondizionato a una dittatura al sostegno per il movimento democratico che l'ha rovesciata non è facile. È dunque con confusione e imbarazzo che il governo francese guarda alla 'Rivoluzione dei gelsomini'", scrive Libération.

Secondo Le Monde la diplomazia francese è stata "costretta ad adattarsi a una serie di eventi che l'ha colta di sorpresa". È stato necessario aspettare il 15 gennaio, ovvero 24 ore dopo la fuga precipitosa di Ben Ali, perché l'Eliseo si schierasse per la prima volta dalla parte dei dimostranti. La Francia ha chiesto che si tengano elezioni libere "con un giorno di ritardo sugli Stati Uniti". La verità, insiste il quotidiano, è che "tutti i predecessori di Sarkozy hanno dato prova, se non di compiacenza, quantomeno di eccessiva prudenza nei confronti dell'ex protettorato francese".

"Per giustificare il proprio attendismo durante la repressione sanguinaria", prosegue Le Monde, i responsabili francesi hanno affermato attraverso un comunicato dell'Eliseo "un concetto dai contorni molto vaghi", quello della "non ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano".

"Il governo è in imbarazzo", scrive Libération. Il bersaglio principale della stampa e dell'opposizione è il ministro degli esteri Michèle Alliot Marie, convocata all'Assemblea nazionale il 18 gennaio per spiegare l'incoerenza della diplomazia francese in Tunisia e in Costa d'Avorio. Agli inizi della rivolta tunisina, ricorda Libération, il ministro aveva sponsorizzato "l'abilità delle nostre forze di sicurezza" per fare in modo che "il diritto a manifestare possa convivere con la garanzia di sicurezza".

"Per Michèle Alliot Marie sarà dura riprendersi, dato che nessuno in seno all'esecutivo sembra disposto a sostenerla", nota Libé. Mentre l'opposizione di sinistra denuncia la "diplomazia del cinismo", il ministro della difesa Alain Juppé riconosce che "senza dubbio abbiamo sottovalutato il grado di esasperazione dell'opinione pubblica nei confronti di un regime dittatoriale".

"Il governo francese cerca di rialzare la tesa", osserva La Croix, secondo cui "tocca all'Europa prendere in mano la situazione, come ha fatto il capo della diplomazia dell'Ue Catherin Ashton promettendo di sostenere la Tunisia in tutti i suoi sforzi per costruire una 'democrazia stabile' e per organizzare e gestire le elezioni. Prima di conferire alla Tunisia lo 'status avanzato' che permetta stringere i legami tra le due rive del Meditterraneo, da pari a pari".