Inquinamento: Tassa sul Co2, il modello svedese funziona

Immagine: LeBigZ
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6 luglio 2009 – Le Monde (Parigi)

La Svezia ha appena preso la presidenza di turno dell'Unione europea e spera di convincere i suoi partner a seguire il suo esempio per combattere le emissioni di gas serra: introdurre la tassa sul carbone. Adottata nel 1991, la misura fiscale in Svezia si è dimostrata efficace e oggi nessuno la mette più in discussione.

La Svezia, che ha appena inaugurato il suo semestre alla guida dell'Ue, tenta di convincere i partner europei a seguire il suo esempio e istituire una tassa sul carbonio. “Una tassa sul carbonio incide sulle emissioni molto più del sistema degli scambi delle quote d'emissione di carbonio”, assicura Andreas Carlgren, il ministro svedese dell'ambiente. “Ma attenzione”, precisa Mattias Johansson, portavoce del ministero, “non si tratta di una tassa europea. Ogni paese ne sarebbe il padrone. Ci sarebbe un livello minimo e la tassa sarebbe riscossa dagli stati, secondo il principio dell'imposta sul valore aggiunto”.

Dal 1991, gli svedesi hanno in piedi una tassa sul carbonio che verte sul consumo di energia. Agli scettici che affermano che questa imposta uccide la crescita, rispondono con il loro bilancio: dall'introduzione della tassa le emissioni svedesi di gas serra si sono ridotte del 9 per cento, racconta Le Monde, mentre nello stesso periodo la crescita economica è stata del 48 per cento. “Dunque questa tassa non ostacola in niente la crescita”, ne deduce Johansson. La tassa sul carbonio frutta ogni anno allo stato svedese 15 miliardi di corone (1,4 miliardi di euro). Nel 1991, al momento del suo varo, ammontava a 27 euro per tonnellata di co2, oggi raggiunge 108 euro a tonnellata.

Gli aumenti successivi delle tasse sui carburanti hanno fatto scendere le emissioni di co2 legate ai trasporti, un fenomeno dovuto essenzialmente ai veicoli privati. Ogni anno, tra il 1990 e il 2005, si è registrato un calo delle emissioni tra gli 1,5 i 3,2 milioni di tonnellate. Il governo insiste sul fatto che gli svedesi sono tra gli europei che emettono meno co2 (6,7 tonnellate per abitante contro una media Ue di 9,3).

Secondo Stoccolma, una tassa sul carbonio invia un segnale politico chiaro: quello dell'inquinatore-pagatore. E la tassa è facile da gestire, insistono gli svedesi. “Abbiamo sempre suggerito di abbassare le tasse sul lavoro e di aumentare al loro posto quella sulle emissioni di co2, il tutto in modo progressivo. Ma pensiamo ancora che la tassa sul carbonio sia troppo bassa in Svezia”, afferma Anders Grönvall, portavoce dell'Associazione per la tutela dell'ambiente, una delle più potenti organizzazioni ecologiste svedesi, che fa notare come l'attuale governo di centrodestra si sia convertito alla tassa solo molto di recente.

La Svezia è meglio favorita di numerosi paesi, innanzitutto perché la sua dipendenza dal petrolio è meno marcata. Grazie al nucleare e alle centrali idroelettriche, che insieme producono la quasi totalità dell'elettricità svedese, ma anche perché, con la Finlandia, è lo stato che utilizza di più i combustibili non fossili, essenzialmente la biomassa delle foreste. I combustibili ricavati da risorse rinnovabili, come l'etanolo, il metano, gli ecocarburanti, la torba e gli scarti, sono infatti esentati dalla tassa sul carbonio. Questo ha favorito il ricorso alla biomassa per il riscaldamento e l'industria. Dalla sua istituzione, i proprietari di case che si riscaldano con il gasolio sono diventati rari.

Alcuni anni fa il governo socialdemocratico aveva proposto che la Svezia diventasse, da qui al 2020, il primo paese al mondo completamente indipendente dal petrolio. Il governo attuale non si è ancora spinto fino a riprendere l'idea.

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