A Settembre, la Transnistria, regione separatista della Moldavia orientale, festeggerà il 24° anniversario della propria indipendenza di fatto. Tuttavia c’è poco da festeggiare – in quanto soltanto gli stati contestati dell’Abkhazia, Nagorno-Karabakh e dell’Ossezia del Sud ne riconoscono l’indipendenza. La Russia è ufficialmente “a favore di una soluzione che rispetti sia l’integrità territoriale che la sovranità della Moldavia”, ha dichiarato recentemente il ministro Sergei Lavrov in un’intervista a Bloomberg TV.

Per la Russia, come da posizione ufficiale, l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è la creazione di una federazione che unisca Moldavia e Transnistria, ed eventualmente anche la Gagauzia (la regione amministrativa autonoma della Moldavia meridionale, abitata dai Gagauzi, una minoranza cristiana ortodossa di origine turca). Il motivo è semplice: la creazione di una federazione significherebbe che la Transnistria, fortemente filo-russa, e forse anche la Gagauzia (filo-russa almeno quanto la Transnistria) avrebbero un’influenza notevole sul governo centrale di Chisinau, soprattutto nel campo della politica estera.

Mai integrati

Per i russi, questa federazione garantirebbe la neutralità della Moldavia, che probabilmente non sarà mai in grado di integrarsi pienamente all’interno dell’Ue o della Nato.

La posizione moldava nei confronti della questione Transnistria è più complessa. Dopo il fallimento del Memorandum Kozak del 2003, Chisinau è restia all’idea di una federazione, ed è ben conscia delle possibili minacce derivanti da questa soluzione. Sebbene il governo moldavo sia ufficialmente ancora orientato alla riunificazione, è tuttavia ancora restio a metterla in atto a causa dell’impulso che questa soluzione darebbe agli interessi russi nel paese, e per i tre seguenti motivi.

Anzitutto, il prezzo politico ed economico della reintegrazione sarebbe molto alto. È difficile stimare la cifra esatta, ma si può affermare con certezza che il costo sarebbe di almeno 4 miliardi di dollari [circa 3,4 miliardi di euro] (Il debito per le forniture di gas accumulato da Tiraspol negli ultimi 20 anni, di contro all’attuale PIL della Moldavia che è di solo 7 miliardi di dollari) [circa 5,2 miliardi di euro]. Questo porterebbe probabilmente a una drastica riduzione del sostegno nei confronti del governo. La riunificazione, però, implicherebbe anche una minaccia di diverso tipo: una minaccia politica, rappresentata dai 220mila Transnistriani che avrebbero diritto a partecipare alle elezioni moldave. L’elettorato transnistro sarebbe fortemente filo-russo.

Gli elettori moldavi non hanno alcun interesse in una soluzione del conflitto

Gli elettori moldavi non hanno alcun interesse in una soluzione del conflitto. L’atteggiamento della società moldava nei confronti della Transnistria sembra ambivalente. La maggior parte della popolazione che vive sulla sponda destra del fiume Dnestr non è mai stata in Transnistria. La regione non faceva parte della storica Bessarabia, e non ha quasi alcun valore affettivo per i moldavi.

Attività illegali

L’esistenza stessa della Transnistria, territorio che opera al di fuori del sistema giuridico internazionale, crea condizioni molto favorevoli per attività illecite, che sarebbero molto più difficili da svolgere se la Transnistria diventasse di fatto parte della Moldavia. Sembrerebbe che le autorità locali transnistre, e le imprese da loro controllate, stiano sfruttando la loro posizione privilegiata per trarre grossi profitti.

L’UE gradirebbe una reintegrazione della Transnistria nella Moldavia, soprattutto perché l’esistenza di una tale entità anarchica ai confini dell’Unione rappresenta una fonte di instabilità per l’intera area. Anche la federalizzazione è un’opzione, ma in questo caso alla Transnistria non dovrebbe essere concesso alcun diritto speciale di bloccare le decisioni del governo centrale.

La disputa Transnistriana è diventata negli ultimi mesi una delle questioni principali che possono influenzare la situazione nella regione. Innanzitutto perché il suo ruolo si è consolidato nel periodo precedente alla chiusura dell’Accordo di Associazione tra l’UE e la Moldavia. In secondo luogo a causa della crisi ucraina. Il ruolo crescente della Transnistria dimostra la preoccupazione della Russia per un ulteriore allargamento dell’UE (e il possibile allargamento successivo della NATO) nelle ex repubbliche sovietiche e Mosca è determinata, quasi a tutti i costi, a fermare o almeno contrastare questo processo.