Quando Rena Dourou ha assunto la carica di prefetto, ha paragonato la conquista del governo della regione dell’Attica alla presa della Bastiglia nel 1789. La militante di Syriza, astro nascente della sinistra greca, aveva fatto il suo discorso in un luogo scelto ad hoc: un liceo classico del quartiere di Drosoupoulis, a nord-est di Atene. Con quasi quattro milioni di abitanti, l’Attica è la regione più popolosa e più influente del paese, perché comprende Atene, il Pireo e numerose isole.

L’Attica è più di una regione : è l’anticamera del probabile primo governo anti-austerità d’Europa

Rena non è soltanto capo del governo dell’Attica: è anche un’amica personale di Alexis Tsipras, capo di Syriza. E l’Attica è per così dire il suo laboratorio personale: suo e di Syriza. “Ha un significato molto forte: fino a tempi recenti questo era il bastione della destra o dei socialisti” , assicura Corina Vasilopoulou, una delle collaboratrici di Rena Dourou e militante di Syriza. L’Attica è più di una regione : è l’anticamera del probabile primo governo anti-austerità d’Europa.

Un sondaggio pubblicato dopo che il primo ministro Antonis Samaras non ha ottenuto la maggioranza necessaria per far eleggere il presidente della Repubblica in occasione del primo round, assegna a Syriza il 24,2 % delle intenzioni di voto. Nuova democrazia, il partito di Samaras, si colloca al 21 % delle preferenze, Potami al 5,6%, il PASOK al 5,5%, il Partito comunista al 5 % e Alba dorata (il partito di estrema destra) al 4,5 %. Un altro sondaggio pubblicato il 19 gennaio attribuisce a Syriza il 33,5 % delle intenzioni di voto].

Terremoto politico

Syriza è diventato il primo partito del paese in occasione delle elezioni europee, con il 26,6 % mdei voti. Le elezioni locali si sono svolte in contemporanea e Syriza, con altri piccoli partiti, ha conquistato numerose amministrazioni in quello che si è rivelato essere un vero e proprio terremoto politico. Oltre all’Attica, il movimento di Alexis Tsipras ha conquistato infatti le isole ioniche e nove comuni della periferia metropolitana di Atene e Larissa (la quinta città più importante del paese).

Le elezioni europee hanno confermato un altro fenomeno politico: la popolarità del partito Potami (“Il fiume”): fondato dal giornalista televisivo Stavros

Theodorakis, Potami propone una nuova politica e si rivolge in maniera alquanto ambigua a tutti i cittadini. I movimenti sociali diffidano di Potami: “ È neoliberale, progressista e ultraconservatore al tempo stesso. È il partito degli hipster, dei cosiddetti ‘bobo’ facoltosi, e dei giovani imprenditori. Combatte la corruzione e il clientelismo, ma anche gli immigrati e i senza tetto” afferma la militante Tina V.

“Il dibattito neoliberale è fuori gioco in Grecia. Siamo arrivati a una svolta” afferma Mihail Panagiotakis, uno dei responsabili di Syriza. Se Syriza arrivasse al governo, assisteremmo a un cambiamento radicale? Alexis Tsipras ha fatto di tutto per ammorbidire la propria immagine nei confronti dei mercati e anche della società. “ Noi difendiamo una rinegoziazione del debito e vogliamo rimanere a far parte della zona euro” abbassa conciliante i toni Panagiotakis.

Ci sono state iniziative o provvedimenti adottati dai governi locali di Syriza che potrebbero far comprendere in anticipo l’azione di un governo nazionale? “Il clima per i nuovi sindaci e i nuovi presidenti regionali è piuttosto ostile: vogliono evitare le privatizzazioni di massa e le misure neo-liberali imposte dal governo centrale e dalla Troïka, per esempio il licenziamento del 15-20 % dei funzionari. Rena ha sestuplicato il budget delle prestazioni sociali” garantisce da parte sua Corina Vasilopoulou.

Se l’Attica è il grande laboratorio, [nel nuovo governo di Chalándri, ex bastione della borghesia, si ritrova la metafora del cambiamento di pelle della Grecia]. Il suo sindaco, Simon Rousos, sta per congelare i licenziamenti in massa dei suoi dipendenti pubblici, col rischio di essere arrestato per insubordinazione agli ordini del governo. “Chalándri è stato per decenni un ricco quartiere di Atene. Durante la crisi, ha visto cambiare la sua popolazione, diventata per lo più della classe media o medio-bassa. E ha visto decine di negozi chiudere, un tasso elevato di disoccupazione e il successo crescente dei populisti di destra di Alba dorata” assicura Stelios Foteinopoulos, militante di Syriza e membro del collettivo Résistance con gli abitanti di Chalándri.

Diffidenza verso tutti i partiti

Il trionfo di Syriza nel quartiere conservatore di Chalándri è stato reso possibile dall’appoggio della “sinistra più radicale, i maoisti, i trotzkisti, gli ambientalisti e gli ex social-democratici”. Il nuovo “movimento” di Chalándri cerca, secondo Stelios Foteinopoulos, “di sostenere l’economia cooperativa e di mettere le persone al centro della politica, della gestione dei servizi e dell’istruzione”.

Nel quartiere storico degli anarchici di Atene, Exarchia, si respinge il linguaggio di parte: “La maggior parte dei movimenti di Exarchia non si fida tanto di Syriza. Il fronte delle sinistre Antarsya sta per staccarsi dalla base, e per presentarsi come un’alternativa” afferma Kostas Latoufis, un militante storico dei movimenti sociali. I sondaggi assegnano ad Antarsya il 2 % delle intenzioni di voto.

In occasione delle elezioni municipali, Syriza e Antarsya hanno comunicato ai loro elettori che dovevano votare per i candidati della sinistra arrivati al secondo turno. Non è questo il caso del Partito comunista (KKE), che non ha preso posizione proprio come numerosi movimenti sociali.

Syriza, quindi si avvicina ancora una volta al potere. Ma è proprio così? In questa occasione che passerà alla storia, i comunisti e i simpatizzanti di Antarsia voteranno per Syriza? Il fronte delle sinistre riuscirà a consolidarsi attorno a Syriza dopo le elezioni, a partire dai laboratori politici locali? Il populismo particolare di Potami riuscirà a crescere?

Nessuno sa ancora cosa accadrà in occasione delle [elezioni del 25 gennaio] (4877262). In ogni caso, una certezza c’è: i socialisti, che hanno fatto il gioco della destra e della Troïka, hanno perso quaranta punti in pochi anni, e hanno davanti a loro un futuro elettorale tanto fosco quanto un recente titolo sui giornali: “Bomba Molotov negli uffici del Pasok”.