Dopo le elezioni politiche britanniche, la grande questione dei mesi a venire sarà il referendum sull’uscita o meno del Regno Unito dall’Unione europea. Un tema che mette in secondo piano l’altra grande questione che ha segnato l’inizio del 2015, e cioè la possibile uscita della Grecia dall’euro a seguito delle elezioni legislative che hanno portato Syriza al governo. Entambi i casi hanno un punto in comune : una consultazione politica nazionale di cui si parla molto…ben più che delle ultime elezioni europee.

Le elezioni legislative o presidenziali costituiscono sempre dei momenti forti per i cittadini elettori di uno stato. Dal punto di vista europeo, sono molto importanti poiché vediamo emergere (o meno) un nuovo interlocutore al tavolo del Consiglio europeo, luogo di incontro e di contatto tra i rappresentanti degli Stati membri. È tanto più importante in quanto oggi è in seno al Consiglio che vengono prese le decisioni politiche più importanti inerenti l’Europa. Soprattutto in quanto la Commissione si rifiuta di divenire un governo responsabile dinanzi ad una maggioranza nel Parlamento europeo.

Quando Francois Hollande è stato eletto in Francia, la stampa francese titolava “Il presidente vuole cambiare la rotta presa dall’Europa”. La cosa si è ripetuta in Grecia con l’elezione di Alexis Tsipras. “L’Europa sarà costretta a muoversi”, si leggeva. L’Unione europea finisce sempre per muoversi, ma lentamente come una democrazia internazionale che ha bisogno dell’accordo di tutti gli stati membri. Alla fine, in Europa non c’é stata alcuna rivoluzione politica. Neanche quando è stata rieletta Angela Merkel.

Le consultazioni politiche nazionali dunque non decidono la politica europea. Eppure ai cittadini europei danno questa impressione. Danno come la sensazione che stia accadendo qualcosa che cambierà le regole del gioco. I mezzi d’informazione hanno quasi parlato più delle elezioni in Gran Bretagna e in Grecia che delle consultazioni europee avvenute l’anno scorso. E gli spettatori erano puntualmente presenti. Tramite gli elettori di un altro paese membro, si esprimeva il desiderio di un’Europa diversa. Con il grande vantaggio che ciascuno ci metteva ciò che più gli piaceva.

Per esempio in Francia la vittoria di Syriza è stata celebrata dall’estrema sinistra et dal…Front National di Marine Le Pen all’estrema destra. In entrambi i casi, ciascuno dichiarava che “si trattava di una vittoria dei popoli europei su Bruxelles”. Come in Irlanda nel 2008 quando gli elettori avevano votato contro il trattato di Lisbona, anche se in seguito nessuno ha rivendicato la vittoria dei popoli europei quando gli Irlandesi votarono finalmente sì.

È interessante vedere tutte queste battaglie politiche per procura. Ma è un peccato che non ci sia una vera battaglia politica europea. Perché parlare di Europa da un punte di vista strettamente ed unicamente nazionale, non è Europa. La democrazia europea non può limitarsi a ventotto discussioni nazionali, portate avanti nel corso degli anni. Che i britannici decidano se rimanere o meno all’interno dell’Unione europea, va benissimo (anche se stranamente erano molti coloro che si sono invece opposti in anticipo alla stessa scelta da parte degli Scozzesi).

Che i greci decidano che l’Europa debba essere più sociale o che i tedeschi decidano che l’unica via da seguire sia l’austerity, non è democratico. Sarebbe tanto più semplice se gli elettori di tutti gli stati membri facessero questa scelta in occasione di elezioni europee. Invece, accettiamo che il nostro futuro venga deciso a porte chiuse nel corso di discussioni in seno al Consiglio europeo tra i nostri rispettivi rappresentanti, legittimamente eletti ma senza un preciso mandato su come condurre politicamente l’Europa. A livello nazionale o locale non accetteremmo la stessa passività.

Con il pretesto di voler rispettare le sovranità nazionali, l’Ue rifiuta di esercitare la sovranità europea. Ma, così facendo, non rispetta neppure la volontà dei cittadini di ogni singolo stato membro. Così come la stessa sovranità nazionale non viene rispettata: François Hollande nel 2012 ha fatto credere che avrebbe rinegoziato il patto di stabilità. Nulla di più falso, poiché nel Consiglio europeo la Francia viene considerata alla stregua degli altri Stati membri e il patto di stabilità era inevitabilmente il frutto di un compromesso. La sua elezione avrebbe cambiato un ventottesimo del gioco, non di più.

Supponiamo che con l’arrivo al potere di Syriza l’Europa fosse cambiata: cosa ci sarebbe stato di democratico dal punto di vista dei cittadini europei degli altri paesi membri? Accettiamo che il destino di uno stato venga deciso con le consultazioni elettorali nazionali. Sarebbe giunto il momento che facessimo lo stesso con l’Ue anche per le questioni europee. Non spetta ad una parte di elettori nazionali decidere il futuro comune, bensì a tutti i cittadini europei.

Tradotto dal francese da Stefania Paluzzi