Finalmente, uno scambio chiaro è stato portato avanti con il primo ministro greco, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Siamo finalmente usciti dal punto di vista tedesco, slovacco, francese o greco. L’Europa è diventata politica nel vero senso della parola; non eravamo più nell’Europa compassata dei diplomatici.

Era un momento “europeo”, a riprova che lo spazio pubblico mediatico esiste anche a livello europeo. Che si sia pro- o anti-Grexit, le argomentazioni erano sul tavolo. Era molto più chiaro dei discorsi flautati dei nostri leader nazionali : divisi tra il loro interesse nazionale e il non demolire l’Europa, sono spesso soffici e cauti nelle loro dichiarazioni. Per esempio, l’incontro tra Francois Hollande e Angela Merkel da cui non è uscito nulla di nuovo oltre all’immagine del presidente francese al fianco della cancelliera tedesca.

Anche se era deludente non aver ricevuto nuove proposte greche da parte di Tsipras, il posizionamento delle grandi famiglie politiche europee era coinvolgente. Non ci si attendeva per nulla che Manfred Weber, il leader del PPE (conservatori), fosse duro pubblicamente con i Greci. Nel replicargli, Alexis Tsipras non ha potuto fare a meno di ricordargli la cancellazione del debito tedesco nel 1953 dopo la Seconda guerra mondiale. Finalmente questo scambio assumeva una dimensione europea.

Di solito, questo tipo di discorsi si svolgeva all’interno di spazi pubblici nazionali separati. I rimproveri mossi in particolare dalla Germania venivano filtrati dai giornali per poi arrivare negli altri paesi, tra cui la Grecia. Stavolta, non è stato posto alcun filtro deformante ma c’é stato uno scambio diretto. I cittadini sono così in grado di farsi una loro idea.

Il bug del sito del Parlamento europeo

Qualcosa non ha tuttavia funzionato alla perfezione. Il sito del Parlamento e il servizio audiovisivo della Commissione non hanno diffuso i dibattiti correttamente. Si era costretti ad accontentarsi della trasmissione in diretta da parte dei canali nazionali d’informazione senza interruzioni. O nel caso della Francia, i dibattiti venivano interrotti con un ritorno della linea in studio fino all’intervento di un eurodeputato francese.

E’ anche vero che non tutti hanno i mezzi per permettersi degli interpreti in diretta per molte ore….che peccato che i canali televisivi non possano riprendere nella propria lingua la trasmissione in diretta dal sito del Parlamento europeo. Eppure la capacità tecnica esiste, e lo si vede ogni anno con l’Eurovision song contest.

Ma come per il concorso canoro, il dibattito è andato per le lunghe. Oltre tre ore di dibattito sono troppe da seguire. Sia per i cittadini che per i mezzi d’informazione. Questo riduce ancor di più l’impatto di questo scambio europeo in cui Alexis Tsipras ha avuto solo pochi minuti alla fine per poter rispondere. Il premier greco ha inoltre concentrato le sue risposte sui leader dei gruppi politici. Una riforma delle discussioni nel Parlamento europeo è quindi d’obbligo.

Lo spazio pubblico europeo esiste lontano dai diplomatici

Questo però non intacca il momento storico di democrazia europea che abbiamo vissuto. Lo spazio pubblico europeo esiste nonostante sia segmentato dai mezzi d’informazione nazionali. Ancora una volta, il parlamento europeo era all’avanguardia. I suoi dibattiti meritano decisamente meglio di come vengono attualmente trasmessi. Poiché quando si parla di Europa, si presuppone di abbattere le frontiere nazionali.

Ma questo non vuole dire uniformità. Nel corso della discussione, abbiamo visto delinearsi linee politiche molto differenti, dai pro agli anti-europei, passando dagli euroscettici ai federalisti. La nazionalità dell’eurodeputato non era più la posta in gioco del suo discorso. Dopotutto l’unione europea è stata fatta per questo.

“Il tempio della democrazia europea”, come ha dichiarato Tsipras, ha giocato perfettamente il suo ruolo. Ed è molto più coinvolgente dell’Europa dei diplomatici, che non portano avanti l’interesse dell’Europa, ma quello dei rispettivi paesi.