Democrazia e libertà di stampa sono due nozioni ben definite. Questo, almeno, è quel che si pensava finora. Ma negli ultimi tempi il trattamento dell'informazione sul “fronte” della Kronen Zeitung solleva alcuni seri interrogativi. Ufficialmente va tutto bene: le leggi della democrazia parlamentare e la libertà costituzionale della stampa non sono lese. In realtà, invece, è tutta un'altra storia.

Hans Dichand, soprannominato zio Hans, editore e direttore della Krone (come a Vienna è comunemente noto il suo giornale), non ama l'Unione europea. Così, alle elezioni europee del 2004 si schierò con Hans-Peter Martin, deputato senza appartenenza politica e anche lui euroscettico, che nell'occasione venne eletto conquistando un sorprendente 17,7 per cento dei voti. Alle elezioni politiche del 2008 il cancelliere Werner Faymann, leader del partito socialdemocratico austriaco (Spö) si gettò ai piedi dell'onnipotente zio Hans nella sua celebre lettera di sottomissione [in una lettera aperta all'editore della Krone, il candidato alla cancelleria cambiò completamente linea politica senza informare il suo partito, rivendicando ormai dei referendum per ratificare i trattati europei anziché affidarsi a un voto del parlamento austriaco, affiancandosi così alla linea del giornale, incline a un'eurofobia quasi isterica], divenendo in breve il beniamino del giornale e, secondo i sondaggi, “l'uomo politico più simpatico del momento”.

Zio Hans non ama nemmeno gli immigrati. Le leggi sugli stranieri sono state rafforzate e nessun paese, con l'eccezione dei Verdi, ha osato mugugnare. Zio Hans ha infine lasciato cadere il suo caro Faymann: d'ora in poi sosterrà Josef Pröll nella corsa alla cancelleria. E, stando alle ultime notizie, si vorrebbe sbarazzare anche del presidente Heinz Fischer, finora mai contestato. Una frase sul giornale ed ecco fatto, con l'intera repubblica che tende l'orecchio. L'esito di questa partita richiama ogni attenzione.

È possibile che un uomo di 89 anni – e non il parlamento, non i partiti, non il resto dell'opinione pubblica – possa fare il bello e il cattivo tempo sulla politica austriaca? È una capacità che, malgrado il terrore che suscita, obbliga al rispetto. Hans Dichand ha fatto della “posta dei lettori” un'arma politica assoluta. Ogni giorno escono due pagine di lettere dei lettori, ognuna preceduta da una frase mnemonica in grassetto in alto a destra, che indica l'argomento. Registrata dai lettori fedeli, varia ogni giorno.

Questo metodo era utilizzato un tempo nella Repubblica democratica tedesca (Rdt) dal giornale Neues Deutschland, organo del partito unico comunista. Allora si sapeva che cosa pensare. Dichand, invece, può a buona ragione dire che l'Austria, a differenza della Rdt, è uno stato di diritto e i suoi lettori sono cittadini liberi. Si tratta solo di fare la scelta buona. Il dirigente ne fa una sua questione personale. La prossima mossa consiste nel discutere con le figure politiche. L'ex cancelliere Wolfgang Schüssel ha commentato come si svolgevano le discussioni con Dichland. “Se accetta la nostra impostazione, noi la appoggiamo”: ecco che cosa fa sapere zio Hans ai suoi interlocutori; una risposta negativa costa in genere la propria carriera.

Abraham Lincoln ha detto che una democrazia può sopravvivere senza un governo ma non senza la libertà di stampa. Grazie a questa, i cittadini scambiano idee sulle questioni che interessano tutti. Per decenni le democrazie classiche sono vissute di questa opinione pubblica democratica. Quest'epoca sta per finire? “La democrazia è un modello superato?”, ci si domandava in un recente convegno organizzato in Austria. In Russia circola l'idea di “democrazia sovrana” e in Cina si parla di “democrazia autoritaria”. L'Austria si avvia ad arricchire il dibattito sul fenomeno della “democrazia mediatica”.

Questa innovazione darebbe materia di riflessione ai politologi. Ma non è solo un tema di ricerca: tutti gli austriaci ne subirebbero le conseguenze.