Per il Portogallo l’alternativa era chiara. Da una parte un’alleanza tra i socialisti e la coalizione di destra che il 4 ottobre scorso ha perso la maggioranza assoluta, dall’altra l’apertura su una nuova pagina politica a Lisbona con l’avvicinamento dei socialisti al Blocco di sinistra, espressione della nuova sinistra portoghese vicina a Syriza e Podemos.

Fino a pochi giorni fa nessuno avrebbe scommesso sulla seconda ipotesi. I socialisti portoghesi sembravano destinati a entrare in una grande coalizione con la destra, come ce ne sono altre nell’Unione a cominciare dalla Germania. La fine della storia sembrava scritta, ma ecco che dopo un giro di consultazioni approfondite con il Blocco di sinistra il capofila dei socialisti António Costa ha annunciato lunedì di aver trovato “punti di convergenza” con i radicali.

“La nostra preoccupazione principale è quella di trovare una soluzione stabile, credibile e coerente che possa esprimere la volontà della maggioranza dei portoghesi e rispondere ai bisogni del paese, che sono la difesa dei servizi pubblici, il cambiamento rispetto all’austerità e il rispetto degli impegni internazionali del Portogallo”, ha spiegato Costa.

Il condizionale è d’obbligo

La nuova sinistra, dal canto suo, considera l’alleanza come un dato di fatto. “È la fine del governo Coelho”, ha dichiarato la sua portavoce Catarina Soares Martins sottolineando che il primo ministro uscente non ha più la maggioranza in parlamento e che esiste una nuova soluzione che potrebbe rappresentare “l’alternativa di cui il paese ha bisogno”. La nuova sinistra è pronta a far parte del governo con i socialisti. E che l’alleanza si faccia oppure no, la sola possibilità che questo scenario sia seriamente in discussione rispecchia la profondità dell’evoluzione politica in corso in Europa.

Nel giro di un anno l’Unione ha assistito all’ascesa di Podemos , che si è pienamente affermato nel panorama spagnolo e che in questo momento avanza nei sondaggi; alla marcia di Syriza , che ha vinto le elezioni di gennaio ed è stata confermata al potere il mese scorso, e all’affermazione come leader del Partito laburista britannico di Jeremy Corbyn, sostenitore dichiarato degli investimenti statali e della redistribuzione delle ricchezze attraverso il sistema fiscale.

Ora anche la nuova sinistra portoghese potrebbe – sempre meglio mantenere il condizionale – conquistare il potere.

Una nuova sinistra si sta affermando in Europa, ostile tanto all’idea di un’uscita dall’Unione quanto alle politiche economiche imposte dalle destre europee attualmente in maggioranza tra i Ventotto. Siamo davanti a una scelta politica paneuropea, e il dibattito che si sta aprendo è un’ottima notizia per il rilancio e il rafforzamento dell’Unione.