Dopo lo scandalo Volkswagen: Il mito dell’integrità del mondo degli affari tedesco

19 ottobre 2015 – ERCAS (Berlin)

Lo scandalo dei motori truccati che coinvolge Volkswagen ha messo in luce un livello “spaventoso” di integrità imprenditoriale nell’industria tedesca, indicano diversi studi sulla corruzione.

Lo scandalo che di questi tempi investe Volkswagen (Vw) e forse altre aziende automobilistiche tedesche che hanno manipolato i sistemi di rilevamento delle emissioni delle loro automobili non avrebbe dovuto costituire una sorpresa per la stampa e l’opinione pubblica. Gli studi sulle aziende tedesche avevano già messo in luce livelli spaventosi di integrità imprenditoriale e VW di sicuro non è l’unica azienda coinvolta in truffe e loschi affari.

Appena un paio di anni fa uno speciale di Eurobarometro, Survey on Business Attitudes’ towards Corruption(Sondaggio sugli atteggiamenti imprenditoriali nei confronti della corruzione) aveva reso noto che più della metà delle aziende esaminate credeva che in Germania di regola le gare d'appalto fossero in qualche modo truccate o predefinite.

Altre aziende interpellate hanno dichiarato in percentuali analoghe che nella comunità imprenditoriale tedesca il clientelismo verso amici e familiari è molto diffuso. Questi risultati sono di gran lunga più gravi se paragonati a quelli di altri paesi dell’Ue spesso lodati per la loro irreprensibilità (Danimarca, Svezia, Regno Unito o Francia), e si avvicinano alle cifre dei casi registrati in Romania o in Italia.

Come è possibile conciliare queste rivelazioni con l’immagine di una Germania che ritiene la propria cultura imprenditoriale di alto livello, sia dal punto di vista della competitività sia da quello dell’integrità?

Nonostante sia considerata uno dei paesi più onesti secondo gli indici di misurazione della corruzione utilizzati dalla Banca Mondiale e da Transparency International, di fatto la Germania ha un problema concreto rispetto alla trasparenza: lo afferma Roberto Martínez B. Kukutschka, ricercatore dell’European Research Centre for Anti-Corruption and State-Building (Ercas) di Berlino.

Kukutschka ha scritto un rapporto sulla situazione dei bandi pubblici di appalto in Germania, instaurando un paragone rispetto ai nuovi stati membri e alla Turchia nell’ambito del progetto di ricerca Anticorrp finanziato dall'Unione europea. Kukutschka ha riscontrato che le prassi obsolete utilizzate per la raccolta dati, i complicati sistemi legali, l’uso sporadico di piattaforme elettroniche rendono la situazione tutt’altro che trasparente. La mancanza di dati, in particolare, impedisce a offerenti, organizzazioni mediatiche e della società civile di vigilare sulle decisioni relative ai bandi d’appalto.

Tutto ciò va ad appesantire in maniera considerevole il fardello delle corti dei conti locali e federali, alcune delle quali hanno pubblicato rapporti che sembrano avvalorare le sensazioni della comunità imprenditoriale, poiché criticano la prassi di concedere appalti con autorizzazioni che omettono di pubblicare informazioni precise sugli appalti assegnati, o utilizzano procedure restrittive anche quando la legge prevede bandi di gara aperti.

Naturalmente, VW non è l’unica azienda tedesca di altro profilo collegata in maniera significativa a casi di truffa e corruzione. Ercas ha appena pubblicato un working paper firmato da Jennifer Kartner e Carolyn Warner, due studiose americane che sostengono che le strategie di penetrazione nei mercati stranieri di Siemens AG sono adattate alle sindromi locali di corruzione, e che affermano che il caso VW non è unico tra le multinazionali.

Lo studio sostiene che le multinazionali impegnate in transazioni commerciali in paesi tacciati di corruzione in pratica adeguano le loro tattiche di penetrazione nel mercato al paese ospite e operano seguendo le prassi locali. Dato che la sola Siemens è stata indagata dalle autorità in circa 25 paesi diversi, le autrici l’hanno presa a campione e ne hanno valutato il comportamento in quattro paesi appartenenti a diverse tipologie di controllo della corruzione: Stati Uniti, Italia, Russia e Cina.

Le autrici non intendono valutare come e se le tattiche di Siemens siano cambiate da quando è stata perseguita legalmente e multata dagli Stati Uniti e da altri paesi, ma in ogni caso sostengono che in genere se la corruzione di un paese non è cambiata, le multinazionali sono portate a cercare modalità di dissimulazione sempre più complesse per operare nei mercati “corrotti”. Smettere di fare affari in questi paesi, invece, è un’alternativa strategica difficilmente presa in considerazione. Di conseguenza, chi investe in maniera continua in paesi notoriamente corrotti finisce coll’alimentare un circolo vizioso di scarsa governance.

“È più facile che a dilagare oltre le frontiere sia un comportamento corrotto che l’integrità morale” dice Alina Mungiu-Pippidi, direttrice di Ercas e docente presso l’Hertie School of Governance. “Il controllo della corruzione è un equilibrio che si crea a livello nazionale, un sistema che si impone nel lungo periodo per impedire ai potenti di essere scorretti con la concorrenza e di sottrarre risorse pubbliche. Nell’era della globalizzazione questo meccanismo non ha funzionato a dovere, perché le barriere sono per lo più nazionali, e quindi di fatto si è spalancato un intero territorio di nuove opportunità”. La corruzione spesso è giustificata dalla necessità di “aprire i mercati” ad aziende che fanno affari con paesi più corrotti che ne controllano l’accesso. Ma ciò ha portato in definitiva a pratiche disoneste che stanno diventando sempre più accettate all’interno di mercati sempre più competitivi.

Mungiu-Pippidi, che dirige un rapporto annuale sull’anticorruzione finanziato dalla Commissione Europea, dice che per i tedeschi è venuto il momento di scrollarsi di dosso l’autocompiacimento una volta per tutte. “Questo è un paese nel quale le giovani madri sgridano gli stranieri che attraversano a piedi una strada col semaforo rosso anche quando non ci sono macchine in vista, perché danno un cattivo esempio ai loro figli” osserva.

"Ma non si dovrebbe vigilare assiduamente soltanto sulla correttezza per strada, altrimenti le buone consuetudini spariranno. Le pratiche corrotte delle grandi aziende tedesche si trascinano da anni a causa della mancata trasparenza e di un’insufficiente vigilanza da parte dell’opinione pubblica. I giovani tedeschi devono agire quanto prima. In caso contrario, potrebbero scoprire che l’onestà delle aziende tedesche è solo una leggenda risalente all’epoca dei loro nonni”.

Traduzione di Anna Bissanti

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con ANTICORRP.

ANTICORRP è un progetto di ricerca finanziato dalla Commissione europea. Lanciato nel 2012, ha per obiettivo di identificare le tendenze globali della corruzione, i paesi che se la cavano meglio e quelli che se la cavano peggio, in Europa e altrove, per quanto riguarda la lotta alla corruzione politica. Fa parte della Rete di ricerca contro la corruzione creato da Transparency International.

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