Il summit Ue-Africa sulle migrazioni, il cosiddetto vertice della Valletta, è stato convocato dopo un summit d’emergenza dai capi di governo dell’Ue in reazione a una delle più orribili tragedie mai avvenute alle porte d’Europa, il naufragio nel Mediterraneo che provocò la morte di 800 persone, nell’aprile scorso.

A pochi giorni dalla riunione è emerso che tra Unione europea e Unione Africana (Ua) ci sono divergenze al riguardo delle questioni del rimpatrio e delle riammissioni. La notizia non stupisce, se si tiene conto che gli africani considerano che l’ordine del giorno del summit della Valletta è stato preparato predisposta soltanto dall’Ue e per le ragioni seguenti.

Prima di tutto, è evidente che è stata l’Ue a indire il vertice e che l’Ua è stata invitata a partecipare, anche se dovrei dire che sono stati invitati a partecipare alcuni leader africani che l’Europa considera importanti ai fini della sua agenda sulle migrazioni.

L’invito dell’Ua al summit senza la presenza di alcuni leader africani di spicco, tuttavia, costituisce un problema. Per cominciare, la scelta di escludere capi di stato come il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, che è anche presidente dell’Ua, ha determinato spaccature e divergenze di opinione all’interno della stessa Unione africana.

Strumenti per lo sviluppo

In secondo luogo, il vertice della Valletta fin dall’inizio è stato considerato dall’Ua come un summit dell’Ue al quale l’Unione africana avrebbe partecipato in veste di ospite. Al di là dei vari strumenti che definiscono le relazioni o la partnership tra Ue e Ua, è importante osservare che quest’ultima ha avuto una posizione comune su migrazioni e sviluppo fin dal giugno 2006.

Se la posizione dell’Africa sulle migrazioni è che sono uno strumento per lo sviluppo e la riduzione della povertà, la strategia dell’Ue si concentra sulla messa in sicurezza delle sue frontiere con l’Africa. L’Ua ha anche chiesto all’Ue di rivedere le sue politiche nocive nei confronti delle economie africane e del loro sviluppo, in particolare le politiche commerciali e la Politica agricola comune.

Secondo un rapporto pubblicato quest’anno dalla Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Alto gruppo di studi africano sui flussi finanziari illeciti, il trasferimento illecito di capitali dall’Africa da parte delle multinazionali, come l’evasione fiscale e del riciclaggio di denaro, ammonterebbe a circa 50 miliardi di dollari l’anno, una somma pari al doppio degli aiuti umanitari che l’Africa riceve.

Ricatto politico

In terzo luogo, il vertice della Valletta pone un dilemma di natura morale all’Ua e alla sua leadership. L’Ue è il suo più importante donatore; di conseguenza c’è chi considera il summit un ulteriore mezzo di ricatto politico e di prova di forza nei confronti dell’Ua. L’Ue sventolerà bigliettoni in faccia ai leader africani esigendo in cambio che si riprendano i loro cittadini.

Un eventuale flop su una strategia comune basata sull’agenda dell’Ue sarà comunicato dai dirigenti europei ai loro elettori alla stregua di una mancanza di volontà politica della controparte africana e di una mancanza di responsabilità di quest’ultima nei confronti dei suoi stessi cittadini.

Inoltre, alcuni ritenegono che un mancato accordo sulle riammissioni offrirebbe l’occasione all’Ue o ai singoli stati membri per avviare negoziati bilaterali con singoli paesi africani, offrendo ricompense finanziarie a quelli disposti ad approvare questi accordi ad hoc.

Questo tipo di iniziative da parte dell’Ue o dei singoli stati membri potrebbe mettere a repentaglio e indebolire la coesione istituzionale della Commissione dell’Unione Africana.

Infine, il vertice della Valletta è considerato da molti leader africani come un summit nel quale si getteranno le basi per un rimpatrio di massa dei migranti sbarcati in Europa nei loro paesi d’origine dell’Africa sub-sahariana.

Migliori opportunità

L’arrivo di un ingente numero di rifugiati dal Medio oriente, dalla Siria in particolare, ha spostato il discorso sui migranti africani a migranti per ragioni economiche.

Ed è proprio qui che si nasconde il motivo di fondo del vero dissidio tra le posizioni dell’Africa e quelle dell’Ue al riguardo delle migrazioni. Per l’Ua sono la povertà e i disastri naturali dovuti alle conseguenze del cambiamento climatico a costringere i giovani africani a emigrare in Europa alla ricerca di opportunità migliori. Il fenomeno migratorio in partenza dall’Africa ha avuto un impatto positivo sulle economie dei paesi africani grazie alle rimesse spedite dall’estero, e un impatto negativo sulle società dovuto alla fuga di cervelli.

Di conseguenza, l’Ua non considera duratura la soluzione del rimpatrio dei migranti africani costretti ad andarsene, mentre chiede che i paesi africani siano aiutati ad affrontare le cause profonde del fenomeno migratorio in casa propria.

Dal mio punto di vista, il vertice tra Ue e Africa costituisce l’occasione per i leader dell’Ue e le loro controparti africane per avviare un discorso aperto e trasparente che porti a risolvere le preoccupazioni di entrambe, in particolare trovando soluzioni durature nel tempo e ponendo rimedio alle cause di fondo.

La recente adozione da parte delle Nazioni Unite degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals, Sdg) rappresenta lo sfondo ideale nel quale potrà aver luogo questo dialogo costruttivo, nello spirito sintetizzato dalla dichiarazione dell’Onu a proposito dell’Sdg: “Nessuno sarà lasciato indietro”.