“Da boul. Daboulganiech. Kouroukoukou roukoukou stach stach !” Gli esperti avranno riconosciuto l’apertura e il ritornello di questo monumento della canzone francese, , Stach, Stach!, dei Bratisla Boys, formato dal comico Michael Youn nel 1998. Ed è proprio ai Bratisla Boys, e ad essi soltanto, che si pensa guardando al fallimento dell’ultimo Consiglio europeo, che si è svolto a Bratislava a metà settembre. La capitale della Slovacchia, una popolazione di 5 milioni di abitanti e un Pil pari al 5 per cento di quello della Francia, è una città di frontiera tra Vienna e Budapest.

La Slovacchia oggi sarebbe impoverita senza i miliardi di euro che le sono stati riversati da Bruxelles a partire dal suo ingresso nell’Unione europea, avvenuto nel 2004. Qui non accade mai nulla, a parte quando l’Unione vi organizza i suoi vertici o quando le chiede di partecipare come Stato membro allo sforzo europeo di accogliere la sua quota di migranti provenienti da altri paesi membri. Come accadde nel giugno del 2015: allorchè l’Unione europea chiese alla Slovacchia di accogliere, ritenuto uno scandalo, 471 migranti dall’Italia e 314 migranti dalla Grecia. Un numero di gran lunga inferiore, almeno sette volte meno, di quanti sono accolti nella “giungla” di Calais.

La risposta fu all’altezza di questo oltraggio: delle sommosse e delle manifestazioni violente. Furono arrestate 140 persone . È dunque nella capitale retrograda di questo paese che nega il minimo accenno di solidarietà europea, o di semplice decenza umanitaria, dove l’estrema destra è già al potere, che si è svolto il vertice.

Si poteva trovare un emblema migliore per evidenziare il distacco tra le buone intenzioni e gli slogan privi di azione dell’Unione e la realtà di un mondo sempre più violento e intollerante e ripiegato su se stesso? Al termine del vertice, il comunicato finale, che avrebbe dovuto essere all’altezza della sfida storica della Brexit, fu degno dei Bratisla Boys. La premessa è di generare un vero e proprio dibattito: “Dobbiamo comunicare meglio gli uni con gli altri, […] abbiamo compreso il discorso del presidente della Commissione. ” La tabella di marcia? Degli “elenchi puntati” scritti su carta, come la bozza di presentazione di un giovane consulente. Il culmine si raggiunge con le “misure concrete” sulle questioni attualmente più urgenti (migranti, difesa e sicurezza): “Ferma determinazione nell’ applicare l’accordo Ue-Turchia. […] Proseguimento degli sforzi intesi ad ampliare il consenso. […] Intensificare la cooperazione e lo scambio di informazioni. […] Iniziare ad applicare un sistema di informazione, di registrazione e di autorizzazione dei viaggi all’interno della Ue (ETIAS). […] Prendere, in occasione del Consiglio europeo di dicembre, una decisione […]”.

Un tale arsenale può realmente intimidire il Daesh, e far rimpiangere agli Inglesi di avere lasciato questa caricatura di autorità politica? Diciamolo senza mezzi termini e con estrema franchezza: tre mesi dopo la Brexit, il comportamento dell’Unione europea è una vergogna senza nome. Questa istituzione, nella sua attuale forma, non potrà mai essere all’altezza delle sfide del mondo. Un mondo dove le forze emergenti si chiamano Donald Trump negli Stati Uniti, Recep Tayyip Erdoğan in Turchia, Marine le Pen in Francia, Alternative fur Deutschland in Germania, partiti fascisti in Europa dell’Est, sostenitori della Brexit nel Regno Unito, Vladimir Putin in Russia, Stato Islamico in Africa, in Medio Oriente e da noi. Un mondo dove, in Francia, a seguito di un raro studio dell’Istituto Montaigne , il 50 per cento dei giovani musulmani al di sotto dei 25 anni preferisce le severe leggi dell’Islam radicale alle leggi della Repubblica francese.

Quel mondo lì non può, non può più confrontarsi con le lungaggini, le paure e l’indecisione di un’Unione europea a 27. Propongo, dopo la Brexit, che l’Ue si concentri su alcuni grandi paesi membri determinati ad andare avanti insieme. Dei paesi desiderosi e capaci di condividere la loro sovranità e gli strumenti di azione, le risorse militari, e di bilancio incluse, per affrontare e distruggere uniti il nemico comune dell’Europa quale è il terrorismo islamico.