Bulgaria: Il ritorno del figliol prodigo

Due membri dell'associazione Qui e là a Sofia.
Due membri dell'associazione Qui e là a Sofia.
Tema (Sofia)

La fuga dei cervelli è un problema molto sentito in Bulgaria. Ma come dimostra l'esperienza di un'associazione di giovani, oggi un periodo all'estero può essere un trampolino per il successo in patria.

"Un bel film, ma niente di eccezionale". I giovani dell'associazione Qui e là [Tuk-Tam in bulgaro] parlano del film bulgaro "Emigrati" (2002), che racconta la storia di tre amici che sognano solo una cosa: lasciare la Bulgaria a qualunque costo. I ragazzi non trovano nulla in comune con i protagonisti del film, con i loro obiettivi e i loro sogni.

Oggi tutti gli annunci fatti dal paese per attirare dall'estero specialisti in questo o quel settore sono altrettanti argomenti in loro favore. Qui e là infatti è un'associazione di giovani bulgari che hanno studiato o che continuano a studiare all'estero. Si tratta di ragazzi che esitano fra il partire, il tornare o rimanere per sempre lontano da casa. Il 3 marzo, il giorno della festa nazionale, l'associazione festeggia i suoi tre anni. "Può sembrare un po' patriottico, ma si tratta solo di una coincidenza", spiega Vania Ivanova, 27 anni.

Tutto è cominciato con alcuni incontri informali, si ricorda la ragazza. "Quando si ritorna dopo un lungo soggiorno all'estero, capita spesso di non avere più amici. Spesso si va all'estero subito dopo il liceo. Io per esempio sono rientrata da Londra nel 2008 e mi ricordo molto bene del deserto sociale che c'era intorno a me: il venerdì sera non avevo nessuno con cui andare a bere un bicchiere!", ricorda Vania. La ragazza ritrova due suoi ex compagni del College americano [a Blagoevgrad, nella Bulgaria occidentale], Mariela e Deni, che sono nella sua stessa situazione. Oggi un centinaio di persone assiste ai loro incontri e il loro gruppo su Facebook è seguito da più di 15mila fan.

Contrariamente alle affermazioni sulla fuga di cervelli bulgari, questi giovani con un alto livello di istruzione e con obiettivi ambiziosi hanno deciso di rimanere e trovano sempre più persone che la pensano come loro. "Abbiamo energia, conoscenze e soprattutto il desiderio di riuscire e di essere utili in Bulgaria", conferma Vania. Il loro gruppo è all'origine di diverse iniziative educative e professionali: "Insieme", "Perché sei tornato?", "Studiare all'estero" e così via. Il loro forum, creato in dicembre e intitolato "Una carriera in Bulgaria, perché no?", rimane il più seguito. I ragazzi hanno anche ricevuto la visita dell'ambasciatore americano James Warlick e del commissario bulgaro a Bruxelles [incaricato della cooperazione internazionale], Kristalina Georgieva.

Un altro membro di Qui e là, Diana, ex studentessa del Trinity College, si occupa delle iniziative sociali del gruppo – progetti semplici ma spesso molto utili, come la raccolta di vestiti usati. "L'estate scorsa abbiamo raccolto i rifiuti nei giardini fra gli edifici, mi ricordo ancora gli sguardi stupiti degli abitanti", dice la ragazza. "Non abitavamo neppure da quelle parti. Alcuni ci hanno ringraziato. Un'anziana signora ci ha anche dato una mano. Ecco lo scopo delle nostre azioni: cercare di cambiare il modo di pensare della gente".

Mondo liquido

Spesso i membri di Qui e là organizzano degli incontri sul tema del "trauma culturale del ritorno", e le testimonianze raccolte potrebbero fornire parecchio materiale per un film sull'emigrazione. Infatti la maggior parte di questi ragazzi hanno adottato gli usi e i costumi dei paesi dove hanno studiato, come Diana che trova "molto giusto" il modo di fare educato degli americani, anche se per altri è solo un atteggiamento superficiale. "Tutto questo mi manca moltissimo in Bulgaria", dice la ragazza. "Qui nessuno ti dice buongiorno o buonasera, per non parlare poi di un sorriso. Io mi impegno a salutare tutti, anche gli autisti dell'autobus, che probabilmente mi prenderanno per una matta".

Ma neanche all'estero è tutto rose e fiori. Quando Jeny era studentessa in Belgio, qualcuno ha danneggiato la sua macchina parcheggiata nella strada dove abitava. "Ho sentito dei rumori e sono uscita, ma erano già scappati", racconta la ragazza. "Anche il mio vicino è uscito tutto arrabbiato e diceva 'li ho visti, devono essere certamente dei bulgari o dei romeni!'".

La maggior parte dei suoi compagni di Qui e là pensa che i ragazzi bulgari che studiano all'estero torneranno sempre di più nel loro paese. E non a causa della nostalgia, ma perché trovano più interessante la vita in Bulgaria. Nel paese si respira un forte spirito d'impresa, ci sono possibilità professionali e tempo da dedicare a cambiare il modo di pensare della gente.

"Il mondo diventa sempre più globale, le frontiere cadono e siamo sempre più mobili. Anche il senso di questo ritorno è completamente cambiato. Oggi puoi essere in Bulgaria e domani andare a lavorare all'estero per un certo periodo di tempo. Le decisioni drammatiche e definitive appartengono alle generazioni precedenti", concludono i giovani di Qui e là. (traduzione di Andrea De Ritis)

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