“All'epoca di Ceausescu”, dicono i nostalgici, “i romeni non avevano bisogno di aiuti sociali. Le pensioni erano ricche e non si era mai sentito parlare di indennità di disoccupazione, perché non c'era disoccupazione”. Si aggiunga che l'accattonaggio era punito dalla legge e che i giovani ricevevano un impiego e le chiavi di un appartamento alla fine dei loro studi. I pensionati partivano per le vacanza con dei biglietti speciali che oggi purtroppo ottengono solo facendo la fila giorno e notte davanti agli uffici dell'amministrazione. Le “madri-eroine”, con molti figli, erano riverite e ricevevano indennità speciali e medaglie. Dopo la caduta della cortina di ferro la Romania è diventata un paese paradossale dal punto di vista degli aiuti concessi.

Mille euro di contributi

Malgrado la caduta spettacolare del numero dei poveri (dagli otto milioni del 2000 agli 1,5 di oggi, secondo l'Unicef), il numero degli assistiti è aumentato. Nel 2008 almeno 11 milioni di romeni su 21 hanno ricevuto aiuti da parte dello stato. “Questa generosità può essere imputata alla politica populista, che determina lo sperpero di denaro”, ha dichiarato il presidente Traian Basescu. Perché in Romania gli aiuti non sono concessi solo alle categorie svantaggiate della popolazione – pensionati, bambini, disoccupati e minoranze – ma anche ai ricchi.

Lo stato si mostra generoso con chi chiede congedi di maternità e paternità. Paese molto più povero rispetti alle grandi potenze europee, la Romania si permette di assegnare congedi di maternità fino a 24 mesi (nel caso di un bambino handicappato), pagati con l'85 per cento della media dei redditi annuali dei genitori, senza superare i mille euro al mese. In confronto, la Francia paga un congedo di soli 16 mesi, per un valore dell'indennità pari al reddito ottenuto negli ultimi dodici mesi. In Svezia le madri hanno 16 mesi di congedo pagato, retribuito con l'80 per cento dello stipendio. Una “legge delle mamme” che non è stata sempre così generosa, ma che ha preso forza durante la campagna elettorale del 2008.

Per quel che riguarda l'assistenza sociale per i giovani, lo stato romeno assegna aiuti per l'acquisto di computer, e le coppie sposate ricevono 200 euro dal sindaco; inoltre, dal primo luglio possono ottenere prestiti garantiti dallo stato per l'acquisto di una prima casa.

I pensionati, categoria sociale dimenticata negli ultimi vent'anni, escono dalla povertà a seguito di maggiorazioni ripetute a fini elettorali. Ma la Romania conosce ancora pensionati “speciali”, con redditi di parecchie migliaia di euro: gli ex magistrati, i parlamentari, i poliziotti, i militari, i diplomatici o i quadri della Securitate di Nicolae Ceausescu. Questi sono riusciti a imporre leggi che gli accordano pensioni dorate, tra i mille e i tremila euro al mese. Il più ricco pensionato romeno è un ex magistrato, che prende 8.300 euro al mese.

Questa voragine tra gli importi della pensione non è la sola preoccupazione oggi. Il numero di contribuenti è molto ridotto rispetto alla totalità dei pensionati, con un lavoratore occupato che ha sulle spalle almeno due pensionati. Inoltre, gli organismi finanziari internazionali hanno raccomandato al paese la modifica dell'età della pensione, per arrivare nel 2014 ai 63 anni per le donne e i 65 per gli uomini (rispetto ai 59 per le donne e i 64 per gli uomini di oggi). Ma, secondo l'Istituto nazionale di statistica (Ins), la durata media della vita dei romeni è di 75 anni per le donne e 68 per gli uomini. Gli uomini dovrebbero cominciare prima ad andare in pensione, non dopo.

Disoccupati e scontenti

Se la Romania “batte” di gran lunga certi paesi sviluppati dell'Unione europea per alcune prestazioni sociali, non possiamo dire lo stesso per gli aiuti ai disoccupati. Questi sono i più bassi dell'Ue, con una media di circa 335 euro al mese, per un anno e tre mesi, secondo i dati Ins. Uno studio realizzato dal ministero del lavoro spiega che, a parità di stipendio, le indennità di disoccupazione dei romeni sono molto più basse di quelle dei loro concittadini europei. Il motivo è forse nel fatto che in Romania datori di lavoro e dipendenti sono anche vezzeggiati dallo stato, versando al Fondo rumeno per la disoccupazione solo lo 0,5 per cento dello stipendio.