Che cosa avrebbe potuto fare Mario Draghi se non il banchiere centrale? Quando è nato, nel 1947, suo padre lavorava già a palazzo Koch, in via Nazionale a Roma, e ha contribuito alla stampa della moneta italiana del dopoguerra. Oggi suo figlio lavora nello stesso palazzo, in qualità di governatore della Banca d'Italia.

La banca centrale italiana ha avuto una storia piuttosto movimentata. Tutte le bolle speculative, le pressioni inflazionistiche e le crisi monetarie sono nate in questo palazzo, e molti governatori della banca – nominati a vita, come i papi – sono stati coinvolti in varie vicende di politica nazionale e accordi non sempre molto chiari. Di conseguenza il loro prestigio internazionale non è altissimo.

È dunque in questa istituzione che sarà reclutato il nuovo "signor Euro"? È molto probabile, perché tra i candidati alla successione di Trichet alla presidenza della Banca centrale europea (Bce), il nome di Draghi è quello che torna più spesso – dopo che Axel Weber, il responsabile della Bundesbank, ha fatto sapere in aprile che non era interessato alla carica.

La domanda è: possiamo davvero affidare la stabilità della moneta europea a Draghi? È opportuno che la Bce, istituzione conservatrice fondata sul modello della Bundesbank tedesca, protagonista nella lotta all'inflazione, sia diretta da un uomo proveniente da un paese conosciuto per le sue spinte inflazionistiche, che ha il secondo maggiore debito sovrano della zona euro?

In privato alcuni alti responsabili si sono detti contrari, osservando che sarebbe impossibile giustificare una nomina del genere davanti all'elettorato tedesco. Nel frattempo la Bild continua a ripetere: "Un italiano no", non deve diventare governatore della Bce, l'istituzione che "gestisce l'eredità del caro vecchio (e stabile) marco tedesco".

E visto che Angela Merkel va raramente contro la Bild, e che anche il presidente francese Nicolas Sarkozy ha criticato la candidatura italiana, sembrava che la cosa fosse già definita in anticipo. I dirigenti europei prenderanno la loro decisione finale durante un vertice che si terrà a giugno e difficilmente andranno contro la volontà di due tra i loro membri più potenti.

Tuttavia se i leader europei dovessero scegliere il più qualificato per questo compito, l'italiano rimarrebbe comunque il candidato meglio piazzato, indipendentemente dall'avversario. Importanti economisti di tutto il mondo, come l'americano Nouriel Roubini, credono in Draghi. Alcuni ministri delle finanze, come il lussemburghese Luc Frieden, elogiano pubblicamente la sua "impressionante intelligenza". L'ex ministro tedesco delle finanze Peer Steinbrück assicura che Draghi "è sempre indipendente, molto calmo e ha dimostrato una grande conoscenza tecnica" in occasione dei vertici internazionali della finanza come il G8 o il G20.

Nella City di Londra – dove ha lavorato per anni come responsabile della banca di investimenti Goldman Sachs per l'Europa – è soprannonimato "Super Mario". "L'intero establishment finanziario internazionale è con Draghi", afferma una fonte bene informata da Bruxelles, citata dal Financial Times Deutschland, secondo cui Draghi è probabilmente "il miglior candidato che possa offrire l'Europa".

Più prussiano che mediterraneo

Draghi è l'esatto contrario di Silvio Berlusconi: calmo, educato e poco a suo agio in pubblico. Non è un appassionato di serate mondane. In Italia incarna il modello opposto a Berlusconi, il cui atteggiamento imbarazza molti. Draghi ha studiato a Roma prima di ottenere un dottorato al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Dopo aver lavorato alla Banca mondiale a Washinton, è tornato in Italia nel 1990 per diventare direttore generale del ministero del tesoro, dove ha privatizzato alcune imprese pubbliche in difficoltà e ha cominciato a risanare un bilancio nazionale pesantemente in rosso, condizione necessaria per far entrare il paese nella zona euro nel 1999.

Draghi ha lasciato il governo quando Berlusconi è arrivato al potere, nel 2001, e ha lavorato per la Goldman Sachs. Una scelta che non piace a Sarkozy, ma per Steinbrück "capire il mondo anglosassone" è per un banchiere europeo "più un vantaggio che un inconveniente". Alla fine del 2005, quando la Banca d'Italia era sull'orlo del naufragio, il governo Berlusconi lo ha richiamato.

Il suo punto di vista sulla crisi europea è più prussiano che mediterraneo. In un'unione monetaria è "inaccettabile che alcuni paesi possano approfittare degli altri", ha dichiarato in un'intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung. La zona euro ha quindi bisogno di regole quasi automatiche per costringere gli stati membri a una gestione più rigorosa delle loro finanze.

Draghi vuole anche stabilire nuove regole che costringerebbero i membri della zona euro a intraprendere delle riforme per stimolare la crescita; considera anormale che in un paese i cittadini vadano in pensione a 57 anni e in altri a 67. Per lui questo genera degli squilibri concorrenziali negativi per il mondo e cita il caso della Germania, che ha rafforzato la sua competitività intraprendendo grandi riforme. "Dovremmo tutti seguire l'esempio tedesco", afferma Draghi.

Il suo unico difetto sembra quindi il passaporto. Di conseguenza è possibile che "questo italiano" venga battuto in occasione del vertice europeo di giugno. C'è chi afferma che il prossimo presidente della Bce potrebbe essere il finlandese Erkki Liikanen o il lussemburghese Yves Mersch, che provengono da paesi più disciplinati.

Nel frattempo, però, la Finlandia ha ritirato Liikanen dalla corsa e le possibilità di Mersch sembrano scarse, poiché un altro lussemburghese, Jean-Claude Juncker, rimarrà probabilmente presidente dell'Eurogruppo, il forum di coordinamento delle politiche della zona euro – e sembra poco probabile avere due cittadini dello stesso piccolo paese in posti chiave dell'Unione. Tutto sommato, le possibilità di Draghi non sono così poche. (traduzione di Andrea De Ritis)