A Peter Gauweiler non è mai piaciuto l'euro. Lo chiama “moneta-esperanto”, come la lingua mista internazionale che nessuno parla. “Se si volessero davvero aiutare Grecia e Portogallo bisognerebbe dirgli di lasciare Eurolandia”, ha dichiarato il politico della Csu durante un talk show. Le accuse di populismo non lo preoccupano troppo: “significa che so quello che pensa la gente”.

Forse Gauweiler non sa quello che pensa la gente, ma almeno sa quello che vogliono sempre più europei: uscire dall'euro. Crisi, pacchetti di risparmio e fondi sicurezza fanno crescere in molti paesi la disaffezione verso la moneta comune. La destra francese del Front National scommette contro l'euro, in Olanda i populisti del Pvv rivogliono indietro il fiorino. Grazie alla sua retorica anti-euro, il partito nazionalista dei Veri finlandesi ha ottenuto il terzo posto alle elezioni del 17 aprile.

A metterci il carico ci pensano i mercati finanziari: “Il rischio economico nell'unione monetaria si alterna al rischio politico”, sottolinea Thomas Mayer, dirigente economico della Deutsche Bank. Perché nonostante gli aiuti al credito e i patti di stabilità sempre più severi, la crisi europea ancora non è stata superata. Negli stati periferici si risparmia soprattutto sulle spese sociali per la popolazione. Le tasse aumentano, gli stipendi diminuiscono, le pensioni si abbassano – lo stato si tira sempre più indietro e la gente si impoverisce. Molti danno la colpa all'Ue e all'Fmi e la rabbia cresce.

Nel frattempo è chiaro che Spagna, Portogallo, Irlanda e Grecia dovranno risparmiare molto più di quanto si pensava. Perché le dure condizioni imposte ai paesi in crisi hanno fatto crollare le prestazioni economiche, e conseguentemente le entrate fiscali, e nonostante il risparmio il deficit cresce. “Il programma di consolidamento della Grecia per il 2011 rischia di fallire”, teme l'economista della Commerzbank Christoph Weil.

In Spagna e in Irlanda lo stato delle finanze non sarebbe affatto migliorato nei primi mesi di quest'anno, e il Portogallo intende adottare nuove misure di consolidamento. Tutti i paesi in crisi puntano sulle esportazioni come motore della ripresa, e cercano di aumentare la loro competitività nei confronti di paesi come la Germania sacrificando i salari. Ma questo a sua volta abbatte redditi e consumi. Si profila un “eccesso di austerità”, avverte la banca francese Société Générale: “è un gioco rischioso”.

Anche i ricchi mugugnano

Nei paesi in crisi monta l'ondata anti-euro. “L'euroscetticismo è una forza politica che in Irlanda aspetta solo di esplodere”, mette in guardia Hugo Brady, del Centre for European Reform. Ma anche nei paesi più ricchi, come Finlandia, Germania e Paesi Bassi, che si sentono quelli che pagano i conti d'Europa, cresce il malumore.

“Aiuti finanziari a lungo termine per i governi più deboli potrebbero portare tensioni politiche”, profetizza Mayer della Deutsche Bank. E i partiti di destra ne approfittano. Per esempio i Veri finlandesi hanno già fatto sapere che voteranno contro gli aiuti al Portogallo. L'enorme consenso raccolto da questo partito potrebbe diventare un problema per l'Ue, perché un governo finlandese euro-scettico potrebbe bloccare tutte le decisioni europee che richiedono l'unanimità.

Anche in Francia il Fronte Nazionale smuove l'elettorato con slogan anti-europei. “L'Ue è una struttura dai caratteri totalitari”, ha dichiarato la leader Marine Le Pen, “una sorta di repubblica sovietica europea”. Nei Paesi Bassi il capo del Pvv Geert Wilders si lamenta degli aiuti alla Grecia: “noi lavoriamo e loro mangiano il souvlaki. Noi fatichiamo e loro bevono l'ouzo”, ha dichiarato Wilders davanti ai parlamentari. “Neanche centesimo ai Greci, ai Portoghesi e agli spagnoli!”

Slogan del genere, un tempo relegati ai margini, oggi riscaldano anche i professionisti della finanza. “La situazione economica peggiora, e il clima è favorevole all'estrema destra”, scrive Dylan Grice in uno studio della Société Générale destinato agli investitori. I politici di destra sono tradizionalmente ostili agli stranieri e agli immigrati. Ma con l'unione monetaria hanno trovato un nuovo capro espiatorio. “Ogni membro dell'unione monetaria si sente sopraffatto dagli altri paesi”, continua Grice. “E l'edificio dell'euro rimane solo come un parafulmine in piena tempesta”. (traduzione di Nicola Vincenzoni)