Gli accordi di Schengen, già oggetto della crisi scoppiata tra Francia e Italia sui migranti nordafricani bloccati alle frontiere francesi, tornano a essere messi esplicitamente in discussione da Parigi e Roma. Il 26 aprile Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi hanno annunciato di essere favorevoli ad alcune “modifiche” al trattato di libera circolazione.

I permessi di soggiorno temporanei concessi da Roma ai migranti per autorizzarli a circolare nell’area Schengen ha indotto Parigi a ripristinare i controlli alle frontiere con l’Italia per bloccare coloro che speravano di ricongiungersi ad amici e parenti in Francia. Ciò ha scatenato una piccola crisi diplomatica che Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi hanno cercato di smorzare. Il danno, però, ormai è fatto: incapaci di trovare una posizione comune di fronte alle rivoluzioni nel mondo arabo e sotto la pressione dei partiti xenofobi, i leader europei cedono alla tentazione di fare marcia indietro.

“Tutto era iniziato a Roma, con il trattato del 1957 che doveva garantire le quattro libertà europee, ovvero libertà di circolazione per beni, servizi, capitali e persone. Ed è proprio a Roma che si è iniziato a disfare l’opera di due generazioni di europei”, scrive La Tribune, secondo cui

“il vertice tra Sarkozy e Berlusconi dovrebbe mettere in discussione gli accordi di Schengen e testimoniare la rinascita del nazionalismo economico su entrambi i versanti delle Alpi. Certo, l’immigrazione clandestina è un vero problema. Ma è un segno dei tempi che ora si cerchi di arginarla difendendo le frontiere nazionali e non quelle europee. Dopo la crisi dell’euro, che potrebbe tradursi in un disastro finanziario di colossale portata, adesso anche per il mercato unico è arrivato il momento della verità. Che fiasco!”

“Dopo i ripetuti smacchi elettorali, la revisione del trattato per fermare i clandestini non era che una questione di tempo” scrive Le Figaro, per il quale

“il compromesso Berlusconi/Sarkozy indubbiamente accelererà i tempi della riforma. Dopo il vertice franco-italiano, l’agenda dei Ventisette è già ferma. Entro dieci giorni, il 4 maggio, il commissario europeo Cecilia Malmström annuncerà una nuova tabella di marcia, compresa la possibilità di sdoppiare la frontiera di Schengen verso l’interno, in funzione della minaccia. Otto giorni dopo, il 12 maggio, è previsto un incontro straordinario dei ministri dell'interno che dovrebbe dare gli ultimi ritocchi alla riforma. A fine giugno, infine, sarà un vertice europeo a metterla in atto”.

“A furia di scommettere troppo sulla frontiera esterna, gli europei si ritrovano privi della protezione nazionale non appena la corazza di Schengen viene penetrata o valicata. […] Parigi vuole aumentare la varietà delle contromisure, Bruxelles ci sta pensando, l’Italia dovrebbe lasciarsi convincere. Gli accordi di Schengen fanno dei paesi di primo ingresso nell’Ue da parte dei clandestini i responsabili della difesa dell’intero sistema. L’Italia, Cipro, la Spagna, Malta e la Grecia diventano così i baluardi avanzati dell’Ue nel Mediterraneo. I cinque paesi reclamano dai loro partner un 'aiuto operativo e finanziario'.

Gli accordi non avevano previsto una contromisura in caso di cedimento di questa prima linea: una difesa ‘elastica’ del perimetro europeo e un rafforzamento dei mezzi a disposizione di Frontex – l’agenzia che dovrebbe sorvegliare i 50mila chilometri di frontiere dell’UE – dovrebbero fungere da piano B d’emergenza.

Ma l’unica soluzione a lungo termine è agire sulle rive meridionali del Mediterraneo. […] Per il periodo 2011-2013, Bruxelles prevede di dirottare gli aiuti ai suoi vicini del sud, per una somma pari a 4 miliardi di euro, con un ulteriore supplemento che potrebbe raggiungere i 140 milioni per la Tunisia. Al vertice europeo di giugno si potrebbero decidere ulteriori concessioni, sottoposte a condizioni ben precise”.

[Libération ricorda](http:// http://www.liberation.fr/monde/01012333787-flatterie) che

“la libera circolazione all’interno dell’Unione costituisce – su un piano diverso rispetto all’euro o al programma Erasmus – una della rivoluzioni che hanno trasformato la vita quotidiana di milioni di persone, che ormai vanno e vengono a loro piacere e senza visto. Ciò dimostra che l’Europa – spesso mostruosamente astratta e burocratica – sa anche accrescere sostanzialmente la libertà e trasformare quella che un tempo era mera utopia in altrettanti nuovi diritti per i cittadini degli stati membri. Questo è il significato dello spazio Schengen: un progresso storico e un avanzamento democratico, che vanno di traverso ai nazionalisti e agli opportunisti di ogni risma che sognavano di recuperare alla prima occasione gli attributi di sovranità dei loro stati-nazione”.

Ecco perché “rivedere” le clausole di salvaguardia degli accordi di Schengen significa attaccare ciò che resta dell’evoluzione europea, blandire le fazioni xenofobe ed eurofobe, puntando come sempre il dito contro Bruxelles, e confondere le minacce: il populismo è ben più pericoloso di qualche migliaio di migranti tunisini”.

La Tribune si chiede a questo proposito se “l’estrema destra non stia definendo l’agenda politica del Continente, facendo leva sull’immensa stanchezza che i vari popoli hanno ormai sviluppato verso l'Europa”.

Proprio l' estrema destra, col Fronte nazionale che minaccia la rielezione di Sarkozy nel 2012 e la Lega Nord insostituibie nella maggioranza di Berlusconi, sarà la grande protagonista del summit, scrive Massimo Nava sul Corriere della Sera:

"Il Fronte Nazionale e la Lega Nord saranno quindi i convitati di pietra al vertice di Roma, in compagnia dei fantasmi nazionalisti (dai «veri finlandesi» ai «veri olandesi») che attraversano lEuropa e condizionano la vita dei governi. [...] In pratica, come per il patto di stabilità, esigenze e sensibilità nazionali impongono la revisione al ribasso delle regole che sono alla base della costruzione europea. Secondo questa logica, lEuropa continuerà ad essere un formidabile fusibile delle tensioni interne e un fragile motore della politica comune. Il problema è che la messa in discussione di Schengen non fermerà il flusso di disperati, essendo che la rivoluzione del Maghreb ha i tempi della storia e non della televisione."

Quel che è peggio, dato lo scarso entusiasmo per le soluzioni coordinate che si respira in Europa, il vertice rischia di essere soltanto una "photo opportunity" privo di conseguenze reali, commenta Cesare Martinetti su La Stampa:

"Due leader in crisi di consensi e di identità si incontrano oggi a Roma per fingere di trovare un accordo che non ci può essere e battezzare insieme il capro espiatorio su cui dirottare il malessere di un’opinione pubblica percorsa da uguale disagio. [...] La lettera che Berlusconi e Sarkozy invieranno a Bruxelles chiederà alla Commissione di trovare la mediazione che i due non sanno e non vogliono trovare. Un deficit di politica attraversa l’Europa. Il soffio europeo è perduto non solo a Roma ma anche a Parigi e Berlino. [...] Ognuno resterà della sua idea, il prefetto delle Alpi Marittime bloccherà i tunisini provenienti dall’Italia, l’Italia rilascerà inutili permessi, Bruxelles prometterà di rafforzare l’attività di Frontex nel Canale di Sicilia, Berlusconi e Sarkozy tenteranno di superare il momentaccio. Fino alla prossima crisi."