È la mano d’opera a buon mercato proveniente da Polonia, Romania, Lituania e Bulgaria a mandare avanti migliaia di società olandesi e interi comparti come l’agricoltura. La maggior parte dei circa 160-200mila immigrati installatisi nei Paesi Bassi a partire dal 2004 è formata da polacchi.

Per l’olandese medio, i polacchi bevono molto, parcheggiano male, amano far baldoria la sera e non parlano olandese. Ma senza di loro non ci sarebbe nessuno a raccogliere pomodori, costruire case o piantare bulbi di tulipani.

La presenza dei polacchi sarebbe particolarmente problematica nelle grandi città come Rotterdam, Utrecht, Amsterdam e L’Aia. Marnix Norder, uno dei consiglieri municipali dell’Aia, ha utilizzato il termine “tsunami polacco” per definire i circa 30mila immigrati residenti in città. Malgrado la dura reazione dell’ambasciata polacca, questa definizione è stata ripresa e usata dal mondo politico.

La campagna contro gli immigrati infuria sotto la pressione del Partito per la libertà, formazione xenofoba diretta da Geert Wilders che sostiene il governo di Mark Rutte. Tutto ciò con il consenso dell’opinione pubblica olandese, sempre meno favorevole all’integrazione europea.

Purtroppo questa atmosfera xenofoba, accentuata dai media, condiziona ormai il governo. Nel febbraio scorso Henk Kamp, ministro degli Affari sociali e del Lavoro, ha dichiarato su De Telegraaf che gli immigrati dall’Europa dell’Est senza fissa dimora e senza lavoro dovrebbero essere rispediti a casa loro, ed espulsi se rifiutassero di andarsene da soli.

All’inizio di aprile lo stesso ministro ha presentato al Parlamento un elenco di proposte per il mercato del lavoro. Kamp spiega di volerla fare finita con gli intermediari fraudolenti che non rispettano la legge e sottomettono gli immigrati a lavori forzati. Le sue proposte prendono di mira anche quello che ad Amsterdam e all’Aja si definisce il “turismo dei sussidi”. In pratica, polacchi, romeni e bulgari in arrivo nei Paesi Bassi perdono il loro posto di lavoro (o non lo trovano) e finiscono presto per dipendere dai sussidi.

Il ministro lascia intendere che gli immigrati dei paesi Ue privi dei mezzi di sussistenza perderebbero nel giro di soli tre mesi il diritto di risiedere nei Paesi Bassi. Di conseguenza, i polacchi, i romeni, ma anche i tedeschi e i francesi senza lavoro da oltre tre mesi dovrebbero dire addio al paese dei mulini a vento e dei tulipani.

Ma c’è dell’altro: tutti i lavoratori provenienti dai paesi Ue dovrebbero registrarsi presso un ufficio dell’immigrazione. Le autorità locali in seguito avrebbero l’incarico di controllare le condizioni dei loro alloggi, dato che oggi capita che in un solo appartamento vivano anche venti immigrati. Quanto ai datori di lavoro che sfruttano gli immigrati con le loro offerte “vitto e alloggio”, sarebbero severamente puniti. Kamp auspica che l’accesso ai sussidi sociali sia riservato unicamente alle persone in grado di parlare l’olandese.

Minaccia alla libertà di movimento

Le proposte del ministro olandese sfiorano la discriminazione, e il governo polacco non ha tardato a reagire. “Siamo critici nei confronti di tali provvedimenti e auspichiamo che non entrino in vigore leggi discriminatorie. Ci auguriamo inoltre che la Commissione europea esamini attentamente la situazione”, ha dichiarato di recente il portavoce del ministro polacco degli esteri Marcin Bosacki.

Il ministero degli esteri polacco ha inviato all’Aja una lettera ufficiale, spiegando che l’idea di espellere i polacchi senza lavoro dai Paesi Bassi rimette in discussione una delle libertà fondamentali dell’Ue, quella della libera circolazione degli individui. Su questo punto Varsavia conta sul sostegno di Bruxelles: del resto, alla fine di febbraio Viviane Reding, la vicepresidente della Commissione Europea incaricata della giustizia, dei diritti fondamentali e della cittadinanza, ha messo in guardia l’Aja da ogni tentativo di infrangere le leggi comunitarie.

L’atteggiamento degli olandesi ha suscitato la collera delle organizzazioni dei polacchi che vivono nei Paesi Bassi. Małgorzata Bos-Karczewska, responsabile del portale della comunità polacca Polonia.nl, ha pubblicato su Nrc Handelsblad una dura critica dell’ipocrisia olandese, intitolata “Lavorate o sloggiate!”. L’autrice consiglia esplicitamente ai polacchi dei Paesi Bassi di trasferirsi in Germania, che a maggio aprirà il suo mercato del lavoro.

I produttori del sud dei Paesi Bassi non nascondono la loro preoccupazione e avvertono che non ci sarà nessuno a raccogliere fragole e mele, visto che gli olandesi non hanno alcuna voglia di farlo. (traduzione di Anna Bissanti)