Quasi un anno fa i leader europei hanno creato un piano di salvataggio dell'euro che da allora è stato al centro di molte tensioni. Più di 110 miliardi di euro sono stati spesi per sostenere la Grecia. In seguito è stata la volta dell'Irlanda e del Portogallo. Ed ecco di nuovo la Grecia.

I responsabili politici dell'Ue sono andati oltre la clausola di non solidarietà del trattato europeo [per la quale "l'Unione non risponde degli impegni presi dalle amministrazioni centrali"], a riprova che la situazione era particolarmente grave. Infatti è previsto che gli stati possano dare il loro sostegno a un partner colpito da una catastrofe naturale. Di conseguenza il fatto che la Grecia mostri un tasso di indebitamento di quasi il 150 per cento del suo pil è ormai considerato come una sorta di calamità naturale e non l'opera di uomini.

Allo stesso modo esistono dei trattati internazionali che vietano all'Fmi e alla Bce di organizzare un piano di salvataggio di tale portata. L'acquisto da parte della Bce di titoli di stato sul mercato secondario – cioè presso le banche di credito – è solo un sotterfugio. In realtà la Bce è diventata il primo creditore della Grecia, e allo stesso tempo una "bad bank".

[…] **Questo articolo è stato ritirato su richiesta del titolare del copyright.** (traduzione di Andrea De Ritis)