Con l'assoluzione di Geert Wilders, i giudici olandesi hanno confermato una tendenza in corso in tutta Europa. Dopo un lungo periodo in cui non è stato possibile criticare apertamente l'islam, oggi i Paesi Bassi fanno onore alla loro tradizione, che prevede l'offerta di asilo a chiunque voglia mantenere aperto il dibattito. In questi ultimi anni, infatti, in tutti i paesi d'Europa occidentale i critici dell'islam sono stati condannati per aver espresso il loro punto di vista.

All'inizio maggio, per esempio, in Danimarca Lars Hedegaard, l'ideologo del Partito del popolo, è stato condannato in appello per aver detto che "le ragazze nelle famiglie musulmane sono stuprate dai loro zii, cugini o padri" e che "quando un musulmano violenta una donna, ne ha il diritto (...). Questo fa parte della sua cultura".

Le critiche all'islam e il multiculturalismo

Il 15 febbraio a Vienna Elisabeth Sabaditsch-Wolff, che aveva criticato l'islam, è stata condannata per aver definito Maometto "pedofilo". Verdetti simili, che hanno punito chi ha criticato la religione musulmana, sono stati pronunciati anche in Francia, in Belgio e in Inghilterra. Jean-Marie Le Pen è stato condannato per aver detto: "Il giorno in cui avremo in Francia non più cinque ma 25 milioni di musulmani, saranno loro a comandare. E i francesi dovranno strisciare lungo i muri e camminare per strada con la testa bassa".

Mark Anthony Norwood ha dovuto togliere dalla sua finestra un manifesto sul quale si poteva leggere "Islam out of Britain". E al belga Daniel Féret sono stati ritirati i diritti elettorali per dieci anni perché aveva chiesto il "rimpatrio" di quegli emigrati che, secondo lui, erano "criminali" e la concessione dei sussidi sociali solo ai belgi e agli "europei". La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha considerato che dietro a queste sentenza ci fosse il tentativo di perseguire uno "scopo superiore". In quest'ambito, la restrizione della libertà di espressione diventava "necessaria in una società democratica".

Una decisione curiosa, visto che in nessuno di questi casi è stato fatto appello alla violenza. Secondo i giudici coinvolti, queste affermazioni erano eccessive in quanto incitavano all'odio o alla discriminazione: nozioni elastiche, che possono facilmente essere utilizzate per censurare determinate opinioni politiche.

Per molto tempo è stato difficile criticare l'islam, perché simili posizioni non erano ritenute conciliabili con il multiculturalismo. Ma ormai diversi leader politici – per esempio David Cameron, José Maria Aznar, Nicolas Sarkozy e Mark Rutte – sono arrivati alla stessa conclusione alla quale è giunta nel 2010 Angela Merkel: "La società multiculturale ha completamente fallito". Adesso che il multiculturalismo è stato abbandonato, le critiche contro l'islam sono di nuovo autorizzate.

Nessuna idea deve essere vietata

Con l'assoluzione di Wilders i Paesi Bassi sono il primo paese d'Europa occidentale in cui il potere giuridico ha preso atto dell'abbandono del multiculturalismo. In questo modo il paese fa onore alla sua reputazione di oasi di tolleranza per la libertà di espressione.

Pe secoli gli scritti di filosofi critici verso la religione, da Spinoza a Voltaire, sono stati pubblicati solo in questo paese. Nel resto d'Europa erano vietati. L'élite che impediva la libertà di espressione ricorrendo ai tribunali è scomparsa alla fine del settecento. Dal dibattito e dalla critica si è arrivati alla Rivoluzione francese. Ma un'evoluzione simile potrebbe minacciare le attuali élite europee.

Che il multiculturalismo sia o meno una buona idea, che l'islam sia un'ideologia politica o una religione pacifica, e che Maometto sia stato o meno un pedofilo: nessuna di queste posizioni deve essere vietata. Farlo servirebbe solo a radicalizzare le opinioni. Solo un dibattito aperto può permettere di farsi un'idea su questi argomenti. Chi si sente offeso deve cercare degli argomenti per convincere i critici dell'islam che hanno torto.

Se Wilders fosse stato condannato, il potere del diritto nel suo insieme ne sarebbe uscito indebolito. Una decisione del genere avrebbe aperto la strada a nuove dispute legali e avrebbe provocato una maggiore politicizzazione della giustizia. Oggi, dopo questo verdetto ragionevole, è interessante capire quale sarà il prossimo paese europeo a seguire l'esempio olandese. (adr)