Non mi darei alla pazza gioia dopo l'approvazione del piano di austerity greco. La verità è che sta succedendo qualcosa che ricorda da vicino il mito della caverna, la famosa allegoria della Repubblica di Platone. Noi europei siamo schiavi in catene fin dal giorno della nostra nascita, e possiamo volgere lo sguardo soltanto alle ombre degli oggetti che passano di mano tra i servi in cima al muro. E così siamo convinti che le ombre greche che vediamo siano la realtà.

I controsensi della vicenda greca hanno abbondantemente superato ogni limite ammissibile. Accade, per esempio, che per la prima volta un paese tecnicamente in default venga considerato solvente. L'Unione europea insiste nel voler salvare una nazione in rovina, con un deficit al 10 per cento del Pil e un debito di 350 miliardi, oltre il 150 percento della ricchezza prodotta dal paese in un anno. Neanche privatizzando tutte le risorse dello stato (supponendo che ci sia qualcuno che vuole comprarle) si potrebbe estinguere il debito.

Questo controsenso si spiega grazie a un altro controsenso, ancora più macroscopico: secondo Angela Merkel e Nicolas Sarkozy ciò che è volontario è in realtà obbligatorio. Lo hanno dimostrato le banche tedesche e francesi, invitate a cancellare parte del debito greco. Alla fine non si tratta di una vera e propria cancellazione, ma pur sempre di un generosissimo nuovo scaglionamento del debito. Un altro paradosso è che in realtà l'aggiustamento è uno scombussolamento. La Grecia ha già ricevuto un anno fa 110 miliardi di aiuti che non sono serviti assolutamente a niente.

Il governo di Giorgos Papandreou, che con tanta facilità viene criticato da ogni parte, è stato costretto ad applicare un piano d'austerity durissimo. Tuttavia, a dispetto dell'indignazione universale per le pene inflitte al popolo greco, sembra che questo piano non sia altro che un riflesso deformato della realtà. Come ha rivelato qualche giorno fa l'eurodeputato del Partito popolare spagnolo Antonio López Istúriz, anziché chiudere 55 imprese pubbliche per ridurre il deficit fiscale, Atene ne ha create 41 di nuove.

Il quarto paradosso è che il piano di salvataggio in realtà soffoca il paese. Il politico di destra Antonis Samaras non sbaglia quando sottolinea che l'aumento delle tasse farà collassare l'economia oppure finirà per incrementare esponenzialmente l'evasione fiscale. Se Papandreou fosse stato più audace avrebbe ridotto il numero di funzionari pubblici del 25 per cento e non del 15, e non si sarebbe limitato a privatizzare risorse per 50 miliardi quando ne ha a disposizione per 300 miliardi. I numeri della farsa greca possono essere corretti soltanto attraverso misure radicali.

Nel mito platonico uno schiavo riesce a uscire dalla caverna, osserva la realtà esteriore e torna nella caverna per spiegare ai suoi compagni che le ombre non sono la verità e che all'esterno esistono realtà che sono la causa originale e la ragione di quelle ombre. Gli schiavi prima si burlano di lui e poi, quando insiste nel volerli liberare, pensano addirittura di ucciderlo.

Samaras è l'unico che è riuscito a uscire del tutto dalla caverna, e per questo motivo viene accusato di essere un irresponsabile. Papandreou è ancora a metà del cammino, mentre noi, la maggioranza dei greci e degli europei, siamo ancora accecati dal sole. (Andrea Sparacino)