Aleksandr Lukashenko, padrone della Bielorussia, sarà pure un rude contadino illetterato, ma capisce l´ironia e sa quanto possa far male ai potenti. E così ha deciso un provvedimento che lo piazza di diritto nella galleria dei despoti senza pudore. Domenica prossima, alle celebrazioni per la Festa dell'Indipendenza, chiunque si azzardasse ad applaudire il discorso del leader o le truppe in parata o, peggio ancora gli agenti dei servizi segreti che qui ancora si fregiano della famigerata sigla di Kgb, sarà arrestato. "Gli applausi saranno consentiti soltanto al passaggio dei veterani e dei reduci di guerra. In tutti gli altri casi interverremo", riassume il vicequestore Igor Essiev che pregusta altre retate mentre scruta sospettoso la passeggiata sulla piazza Oktiabravskaja.

Essiev e i suoi agenti, manette e manganelli in bella vista, hanno l´aria di non fidarsi di nessuno. Ricambiano ostili gli sguardi dei passanti, chiedono a casaccio i documenti ai giovani, alle anziane signore con la borsa della spesa. Non lo ammettono ma aggiungerebbero volentieri al divieto di applauso anche quello di un´altra cosa che comincia a innervosire il regime: il sorriso. Perché i sorrisi e gli applausi sono diventate le sole armi rimaste ai bielorussi per contestare in qualche modo il governo e la sua piega sempre più autoritaria inaugurata la sera del 20 dicembre al termine delle elezioni presidenziali che nessun osservatore internazionale ha voluto avallare come legittime e regolari. L'intero articolo sul sito Dirittiglobali.it.