SVILENGRAD, Bulgaria – Le telecamere a infrarossi sistemate nei pressi delle frontiere tra la Bulgaria e la Grecia e la Turchia sono talmente potenti da avvistare i conigli che saltellano nei campi nel buio della notte. Alcuni pomeriggi fa, i sorveglianti di una base operativa alla frontiera si sono concentrati su un’automobile che viaggiava un po’ troppo velocemente lungo una strada di campagna: avrebbero potuto essere contrabbandieri, quindi i funzionari hanno dato disposizioni con le loro trasmittenti affinché l’auto fosse intercettata e fermata. Ma si è trattato soltanto di un falso allarme.

La Bulgaria e la Romania – che hanno già speso oltre un miliardo di euro per la sorveglianza congiunta della frontiera – sperano di entrare a far parte questo mese dell’area Schengen, la zona dell’Unione europea nella quale è possibile spostarsi da un paese all’altro senza documenti e visti, assumendo così il controllo delle frontiere esterne dell’Ue.

Pochi anni fa probabilmente una simile operazione sarebbe stata semplice routine, dicono gli esperti. Poco più di un ulteriore passo avanti nell’entusiastica e incessante espansione dell’Unione. Oggi, invece, nell’Ue si palesa una nuova forma di conservatorismo.

Nel 2007 Bulgaria e Romania furono accolte benevolmente nell’Unione, malgrado alcune questioni rimaste in sospeso, quali il crimine organizzato, la corruzione, i sistemi giudiziari inefficaci. Tuttavia, ora che l’Europa è alle prese con una seria crisi economica, tra i paesi membri dilagano i timori nazionalistici di una massiccia immigrazione dall’Africa e in linea generale si presta sempre maggiore attenzione a questi argomenti.

“É comodo avere una macchina che verifica se nel retro di un camion c’è qualche clandestino” ha detto Karel van Kesteren, ambasciatore olandese in Bulgaria, “ma se si può offrire 500 euro a qualcuno per non guardare, non ha più senso. Quando si affidano le chiavi di casa propria a qualcuno che vi coabita, si vuole sta tranquilli che questa persona sia affidabile al cento per cento e si attenga a tutte le regole”.

I Paesi Bassi sono uno dei membri Ue dove probabilmente si voterà no all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’area Schengen. Ma anche altri paesi potrebbero sollevare obiezioni, come Finlandia, Germania e Francia.

I segni della corruzione sono disseminati nelle campagne di Bulgaria e Romania sotto forma di lussuose ville di proprietà di doganieri e guardie frontaliere. Se ne trovano a decine anche qui a Svilengrad, cittadina di circa ventimila abitanti al confine meridionale della Bulgaria. La corruzione è talmente nota che circolano battute come questa: “Cosa si regala a un doganiere per il suo compleanno? Una mazzetta tutta per lui!”.

Ma un tassista locale, che ci accompagna a fare il giro di queste ville frutto di bustarelle, difende le guardie, affermando che in realtà hanno portato ricchezza in città. Racconta che un funzionario delle dogane, diventato proprietario di un albergo e di un casinò, ha sostituito le finestre della scuola locale e ricostruito la chiesa. “Se hanno soldi loro, ne abbiamo anche noi” conclude.

Nel tentativo di combattere la corruzione, la Bulgaria ha iniziato a utilizzare l’assegnazione informatizzata dei turni di guardia a rotazione nelle differenti postazioni. Anche la Romania ha preso provvedimenti: l’anno scorso ha arrestato 248 tra guardie di frontiera e doganieri, alcuni dei quali sono stati accusati di essersi messi in tasca fino a 5.800 euro con un’unica bustarella.

In passato gli arresti sarebbero stati sufficienti a ottenere l’approvazione dell’Unione europea, ma oggi serve ben altro. Rimandare l’ingresso nell’area Schengen è l’unico incentivo sul quale oggi l’Ue possa fare leva per costringere entrambe le nazioni a occuparsi di una molteplicità di problemi, tra i quali il dilagare delle bande criminali e il trattamento dei rom presenti nella regione.

Patti violati

Fonti bulgare e romene non hanno nascosto la loro insoddisfazione, lamentando di aver rispettato i requisiti richiesti dall’Unione, ma di essere ora costrette ad adattarsi ad altri standard. Il vicepremier bulgaro Simeon Djankow afferma che tali parametri non sono neppure particolarmente chiari. Anzi: secondo lui il suo paese si trova alle prese con “vaghe” lamentele sulle organizzazioni del crimine organizzato e la corruzione alle frontiere, e ha aggiunto che la stessa cosa si potrebbe affermare di altri paesi europei, tra i quali l’Italia e la Grecia.

Il ministro degli esteri romeno, Teodor Baconschi, rincara: “Oggi siamo molto meglio attrezzati di altri paesi dell’Unione”. Basta recarsi alla frontiera per verificare le sue parole. In Bulgaria le barriere che in epoca comunista impedivano alla popolazione di scappare sono state adattate per evitare che nel paese entrino immigrati clandestini e contrabbandieri. Le vecchie recinzioni elettriche e le torrette di guardia sono arrugginite, ma una linea di terriccio smossa da poco indica dove sono stati installati nelle ultime settimane i sensori di movimento.

Alla dogana di Vaslui, in Romania, le guardie pattugliano in motoscafo il fiume che segna il confine con la Moldavia. I camion sono passati ai raggi X, e ci sono rilevatori in grado di misurare se nel retro di un camion ci sia un tasso anomalo di biossido di carbonio, segno della presenza di clandestini.

Gabisor Tofan, sindaco di un paesino nelle vicinanze, afferma però che la corruzione alle frontiere è sempre stata un segreto di Pulcinella: “Chiunque volesse entrare in Moldavia sapeva di dover sborsare una bella cifra”.

Secondo alcuni funzionari ci sono già state decine di arresti tra i doganieri al checkpoint di Vaslui, e ce ne potranno essere molti altri. Gli arresti hanno dirottato l’attenzione sulle loro case lussuose, tra le quali una, di un certo Sorin Bucur, le cui immagini sono state pubblicate su vari giornali. La moglie di Bucur, Marinella, è stata interrogata ma non arrestata e ha assicurato che suo “marito è molto onesto, e non hanno trovato nulla contro di lui”. (traduzione di Anna Bissanti)