Gideon Rachman
Dopo quindici anni all'Economist, dal luglio 2006 Gideon Rachman lavora per il Financial Times, dove cura una rubrica settimanale. Ha anche un blog che si occupa di politica estera americana, di Europa e di globalizzazione.
Aggiornato il: 18 gennaio 2017
Il presidente russo sembra aver dimenticato la lezione della rivoluzione arancione del 2004. Ora le proteste a Kiev minacciano tutta la sua politica estera.
I leader europei conoscono i rischi del braccio di ferro sul salvataggio dell'isola, ma non hanno altra scelta: la fiducia reciproca all’interno dell’Ue è a zero e i cittadini del nord non firmeranno altri assegni in bianco.
Mentre il governo britannico ha autorizzato il referendum sull'indipendenza della Scozia, Madrid continua a negarlo alla Catalogna, rischiando di rafforzare il separatismo.
Durante la campagna elettorale il prossimo presidente francese ha promesso di opporsi alla linea tedesca del rigore. L’affermazione dei partiti antagonisti ad Atene rischia di metterlo subito con le spalle al muro.
Il tracollo finanziario ha messo fine al monopolio ideologico dei sostenitori del libero mercato. Ma nessuna delle teorie economiche alternative sembra capace di affermarsi al suo posto.
La nomina di governi tecnici in Italia e Grecia è stata definita da più parti una sospensione della democrazia. Ma solo figure al di sopra delle parti possono fermare la radicalizzazione della politica innescata dalla crisi.
Nonostante siano stati raramente messi in relazione, i problemi di bilancio di Washington e Bruxelles hanno radici e caratteristiche molto simili. E per entrambe la soluzione appare ugualmente lontana.
A Londra è in corso una conferenza internazionale sul futuro della Libia. Ma l'intervento contro Gheddafi è l'iniziativa di potenze ormai decadute, e i paesi emergenti non vogliono prendere il loro posto.