Bernard Guetta
Bernard Guetta (1951) è uno dei più stimati analisti francesi di politica internazionale. Dopo aver lavorato per Le Nouvel Observateur, negli anni ottanta è stato corrispondente di Le Monde da Varsavia, Washington e Mosca. Oggi ha una rubrica quotidiana su radio France Inter e una settimanale su Libération.
Aggiornato il: 18 gennaio 2017
I partiti tradizionali sono a corto di idee, mentre i movimenti della destra radicale hanno campo libero. È giunto il momento di entrare in resistenza e di riarmarsi intellettualmente, afferma Bernard Guetta.
Le condizioni di vita dei migranti e dei profunghi detenuti in Libia sulla base degli accordi con l'Unione europea sono disumane e indegne dei valori che l'Europa dovrebbe difendere.
La crisi politica nella quale è piombato il Regno Unito e la vittoria annunciata del filoeuropeo Emmanuel Macron segnano una situazione nuova dalla quale l'Europa esce più forte, sostiene Bernard Guetta.
L'elezione del filoeuropeo Emmanuel Macron alla presidenza della repubblica in Francia è una buona notizia per l'Europa e per il mondo, ritiene Bernard Guetta, poiché potrà ridare all'Unione lo slancio che le manca.
Con le sue posizioni nette e il suo atteggiamento di sfida nei confronti delle altre potenze il ribollente uomo d'affari che si installa questo 20 gennaio alla Casa bianca si è messo contro la maggior parte dei paesi europei. Occorre ora trasformare questa unità relativa in una vera e propria politica, sostiene Bernard Guetta.
Dopo aver segnato il passo i sostenitori del "Bremain", la permanenza del Regno Unito nell'Ue, sono ora in testa nei sondaggi, mentre mancano meno di due mesi al referendum del 23 giugno. Ma gli indecisi sono ancora molto numerosi e possono cambiare le sorti del loro paese e dell'intera Unione.
Il 6 aprile gli olandesi hanno bocciato con un'ampia maggioranza la ratifica da parte del parlamento del trattato di associazione Ue-Ucraina. È un nuovo duro colpo per l'Unione, appena compensato dalla modesta affluenza alle urne, osserva Bernard Guetta.
L’Union vient de confier de fait la gestion de la crise des migrants à un pays où les tensions entre partisans du pouvoir islamo-conservateur et tenants d’un progressisme laïque sont à leur comble et qui se trouve de plus en plus isolé, note Bernard Guetta.
È questo il termine impartito dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk agli stati membri per trovare una soluzione di lungo periodo per la crisi dei rifugiati e per la loro distribuzione. Passato questo periodo, avverte Bernard Guetta, una delle maggiori conquiste dell'Europa unita rischia di implodere.
Il successo del Front national di Marine Le Pen al primo turno delle elezioni regionali del 6 dicembre è l'ultimo episodio di un fenomeno che riguarda tutto il continente. Occorre una risposta solidale dei movimenti democratici se si vuole evitare che disintegri l'Unione, avverte Bernard Guetta.
Dopo gli attacchi del 13 novembre per la prima volta un paese europeo – la Francia – ha chiesto l'aiuto dei suoi partner per rispondere a un attacco armato. La risposta unanime dei paesi membri segna un punto di svolta nella politica estera e di difesa dell'Unione, sostiene Bernard Guetta.
Il risultato delle elezioni del 4 ottobre conferma una tendenza di fondo all'interno della sinistra europea: l'affermarsi di partiti ostili alle politiche di austerità e pro-europei, sostiene Bernard Guetta.
A prescindere dal risultato delle presidenziali, l'interesse degli Stati Uniti per il vecchio continente è destinato a calare. Il futuro degli equilibri mondiali si gioca nei paesi emergenti, e anche l’Europa dovrà rivolgersi a est.
Unione bancaria, rilancio degli investimenti, approfondimento dell’unione politica ed economica, il vertice del 28 e 29 giugno dovrebbe ridare una boccata d’ossigeno all’Europa, osserva l’editorialista Bernard Guetta. Peccato però che i suoi protagonisti assomiglino più a dei bravi amministratori impegnati a gestire l’emergenza che a degli statisti lungimiranti.
Al vertice del 23 maggio i leader europei hanno finalmente dimostrato di voler superare le loro divisioni. La mediazione su eurobond e integrazione è un primo passo in avanti.
L'intervento in Libia ha dimostrato che i paesi europei non hanno mezzi all'altezza delle loro ambizioni e sono condannati a perdere credibilità in una regione di importanza strategica. Per questo devono coordinare i loro programmi di difesa.
Un governo europeo a destra, un'opposizione europea a sinistra: la crisi economica sta finalmente stimolando la creazione di un sistema democratico su scala continentale.
La nuova estrema destra europea sfrutta le inquietudini dei cittadini per organizzarsi su scala continentale ed estendere la sua influenza su governi nazionali e istituzioni dell'Unione. Un circolo vizioso che rischia di costarci caro.