"L'Europa in guerra in Libia, missione umanitaria", uscita su Liberazione il 20 marzo 2011, è la vignetta vincitrice del primo concorso "Una vignetta per l'Europa", organizzato dalla rappresentanza in Italia della Commissione europea. Abbiamo incontrato il suo autore, Mauro Biani, classe 1967, romano, in occasione della sua premiazione, che è avvenuta durante il festival Internazionale a Ferrara, il 2 ottobre.

Presseurop – Come le è venuta l'idea della vignetta sulla guerra in Libia?

Mauro Biani – È venuta di pancia, immediatamente, proprio nei giorni in cui la NATO aveva cominciato a bombardare la Libia. Ho quindi pensato agli aerei e alle pompe di benzina: era abbastanza chiaro sin da allora come le cose sarebbero andate.

Si può ridere — e disegnare — di tutto?

Sì, si può e si deve poter parlare di tutto. E quindi, prendendosene la responsabilità, anche fare satira su tutto. Non ci dovrebbe essere nessuna autocensura sul pensiero e sulle opinioni. Nel mio giornale, poi, sono libero di affrontare qualsiasi tema.

Ci sono argomenti tabù in Italia?

In generale è difficile prendere in giro le cose, le persone o le idee che hanno un forte seguito nell’opinione pubblica, che sono popolari. Prendere in giro figure che sono screditate, come per esempio Berlusconi, è praticamente un esercizio di stile. Più difficile è riflettere sui tic e sulle parole d’ordine della sinistra, del popolo di sinistra.

Si può ridere dell’Europa?

Certamente! la satira, come l’informazione, aiutano attraverso la riflessione, a pensare, a sapere che l’Europa c’è, che esiste un’entità chiamata Unione europea. A maggior ragione in questo periodo, in cui l’Europa è sotto i riflettori. Aiuta molto anche a sprovincializzare il dibattito politico italiano.

Che cosa le ispira l’Europa?

Vorrei che fosse più unita, soprattutto politicamente. Vorrei si superassero le particolarità nazionali, perché, volenti o nolenti, la storia ci porta verso un destino comune. Oggi si continua a far politica come se gli altri paesi non ci fossero, o che, se ci sono, vadano fregati o superati. È un rapporto più utilitaristico che ideale. Ho però l’impressione che siamo ancora lontani da una maggiore unità, forse per le vicissitudini che attanagliano l’euro in questo momento. Vorrei che la politica riprendesse il sopravvento sull’economia, che sembra dettare ogni cosa, mettendo in pericolo anche la democrazia, a livello della stessa Europa. Una politica che faccia gli interessi dei popoli europei e non delle banche.

Intervista di Gian Paolo Accardo.