Secondo Martin Shultz l’euro può ancora essere salvato, ma per farlo i capi di stato e di governo europei dovrebbero sforzarsi di oltrepassare i meccanismi e gli interessi politici personali e concedere una possibilità al Parlamento. Nell’intervista concessa a Presseurop (qui potete leggere la prima parte), il presidente del Parlamento europeo delinea l’immagine del Parlamento che vorrebbe creare: un contro-potere che rappresenti il popolo davanti al Consiglio europeo e alla Commissione.

D: Signor presidente, la crisi dell’euro sta attraversando la sua terza estate. Crede che la moneta unica possa ancora essere salvata?

Sì, penso che l’euro possa ancora essere salvato. Dipenderà dalla volontà di ciascuno di sposare un durevole modello di gestione dell’eurozona. In occasione dell’ultimo vertice [il Consiglio europeo del 28 e 29 giugno] ci siamo messi d’accordo nel corso di una riunione notturna, ma l’indomani due governi hanno dichiarato: “Non è questo che vogliamo dire”. Questi incidenti sono disastrosi. Facciamo parte di una zona economica forte, con una moneta forte e 17 governi diversi. Così non si può andare avanti.

D: La crisi dell’euro è stata al centro di 25 vertici e innumerevoli “decisioni storiche” che di storico hanno soltanto il nome. La situazione attuale alimenta la collera dei cittadini, stufi di vedere i governi europei ostinarsi nell’attuale status quo. Cosa vuole dire ai cittadini europei per convincerli a credere ancora nell’Europa?

Cerco di rivolgermi ai cittadini e alle cittadine d’Europa con messaggi positivi. Dico loro che se vogliamo, se lavoriamo insieme, possiamo essere molto forti. Se invece non vorremo agire insieme, se ci divideremo in unità indipendenti con la Germania come stato più grande e Malta il più piccolo, diventeremo il giocattolo degli interessi delle altre regioni del pianeta.

Parliamo spesso di paesi “in ascesa” come il Brasile, il Sudafrica, l’India, la Cina… Spero per gli europei che presto non si parli di paesi “in discesa”. Per impedirlo abbiamo bisogno di un’Europa forte e unita.

Il problema non sono le istituzioni ma la reticenza a unirsi dei capi di governo, quelli dell’eurozona ma anche quelli degli altri stati dell’Unione. Questa reticenza è dovuta al fossato ideologico che esiste all’interno del Consiglio. Da un lato c’è l’approccio della Germania ma anche dei Paesi Bassi, della Finlandia e di altri paesi, ovvero ”Non abbiamo intenzione di pagare per loro”, mentre dall’altro c’è l’idea che soltanto una condivisione del debito può essere la soluzione ai nostri problemi, sostenuta da paesi che esagerano nell’altro senso… Se non riusciremo a costruire un ponte tra queste due posizioni e trovare un compromesso solido ci aspettano tempi difficili. È questo che vorrei dire agli elettori e alle elettrici.

D: Volete fare del Parlamento europeo un’istituzione capace di tener testa al Consiglio dei capi di stato e di governo. Cosa migliorerebbe per l’Europa se a guidarla fosse il Parlamento?

Noi lavoriamo con maggioranze chiare. Voglio portare tre esempi. Due anni fa il Parlamento ha chiesto e presentato un patto per l’investimento corrispondente all’1 per cento del pil dell’eurozona, ma la proposta è stata rifiutata [dal Consiglio]. L’anno scorso il Parlamento ha approvato la tassa sulle transazioni finanziarie con 570 voti favorevoli, una maggioranza che non avevo mai visto e che trascendeva l’appartenenza ai gruppi politici. Infine due anni fa il Parlamento ha chiesto con una maggioranza schiacciante la creazione di un’unione bancaria. Ancora una volta la proposta è stata rifiutata.

Oggi, con un ritardo di 24 mesi, il Consiglio europeo ha deciso di realizzare l’unione bancaria, una tassa sulle transazioni finanziarie e un patto per la crescita finanziato con l’1 per cento del pil. E vogliono anche che li ringraziamo. Sono proposte che il Parlamento europeo ha avanzato tanto tempo fa e che i capi di stato e di governo hanno rifiutato con arroganza. E così abbiamo perduto due anni. In sintesi: il Parlamento europeo agisce mentre i capi di governo, sfortunatamente, non lo fanno.

D: Nessuno si interessa [dei lavori del Parlamento], come dimostra ogni 5 anni l’astensione massiccia alle elezioni europee. Cosa propone per fare in modo che questo appuntamento non sia più soltanto un’occasione per gli elettori di insorgere contro i loro governi nazionali?

Nelle prossime lezioni per la prima volta ci saranno candidati che faranno campagna in tutta Europa presentando la propria linea politica. Per la presidenza della Commissione ci sarà un candidato per i socialisti, uno per i conservatori, uno per i liberal-democratici, uno per i Verdi e così via.

Tutto questo darà luogo a campagne elettorali che opporranno programmi e individui. E finalmente al centro di tutto non ci saranno più i governi nazionali, ma si tratterà di capire se a governare l’Europa sarà la sinistra o la destra.