Quando il progetto Desertec è stato lanciato, nel gennaio 2009, i suoi promotori sapevano di dover affrontare enormi ostacoli naturali, economici e politici – l'idea è creare un sistema di centrali solari ed eoliche nei paesi del Nord Africa e connetterlo all'Europa attraverso una rete intelligente di cavi ad alta tensione, per una spesa totale di 400 miliardi di euro – ma non immaginavano che a questi si sarebbero presto aggiunti il precipitare della crisi dell'eurozona e la destabilizzazione portata dalle rivoluzioni arabe del 2011.

Dopo aver suscitato grandi aspettative – soddisfare almeno il 20 per cento del fabbisogno energetico dell'Europa con fonti rinnovabili e relativamente a basso prezzo – il progetto sta ora subendo una serie di pesanti battute d'arresto, rivela Der Spiegel: la Siemens ha annunciato il suo ritiro dal consorzio citando ragioni economiche, e il governo spagnolo ha sospeso il suo sostegno alla realizzazione del primo impianto in Marocco e della connessione alla rete europea, che dovrà per forza di cose avvenire attraverso il suo territorio. Del resto, come ha spiegato una fonte, "in questo momento i capitali per gli investimenti in Europa sono una risorsa più rara dell'energia".

Il direttore esecutivo Paul van Son ha dichiarato che il consorzio potrebbe andare a cercare i soldi altrove, per esempio in Cina, dove la compagnia energetica statale Sgc ha già espresso interesse. Secondo alcuni potrebbe essere un'occasione di disinnescare con la collaborazione il rischio di una guerra commerciale nel settore del solare, mentre i critici temono che la partecipazione cinese comporterebbe rischi per la sicurezza energetica del continente e per la proprietà intellettuale delle tecnologie utilizzate.

Al momento, in ogni caso, non si vedono molte alternative. La richiesta di un contributo da parte dell'Unione europea, al di là dell'interesse espresso dal commissario Gunther Oettinger, ha poche speranze di essere accolta di fronte al probabile taglio del budget 2014-2020. Eppure se c'è un campo in cui le poche risorse rimaste dovrebbero essere investite è proprio l'interconnessione e l'indipendenza energetica.

Recentemente la Iea ha predetto che l'aumento della produzione di idrocarburi dalle rocce scistose – una tecnologia a cui molti paesi europei sembrano aver rinunciato – potrebbe rendere gli Stati Uniti praticamente indipendenti dalle importazioni entro il 2030. A quel punto l'Europa si ritroverebbe da sola a dipendere dalle forniture dal Medio Oriente e a doverne garantire la stabilità, e visto il peggiorare della sua debolezza strategica e diplomatica il compito non sembra affatto alla sua portata.

Inoltre sarebbe l'occasione di rimediare allo spettacolare fiasco dell'Unione per il Mediterraneo di Sarkozy e alla necessità di un veicolo di coordinamento e attrazione del Nord Africa verso l'Europa. La Germania, il paese più rappresentato nel consorzio, potrebbe sostituire il pomposo istituzionalismo francese con la concretezza teutonica degli affari. Con un po' di ottimismo si potrebbe ipotizzare una comunità mediterranea delle energie rinnovabili che sia per la regione quello che la Comunità europea del carbone e dell'acciaio è stato per l'Europa. Ma come al solito Berlino non sembra entusiasta di assumere un ruolo da leader: all'ultima riunione di Desertec, tenutasi proprio nella capitale tedesca, neanche un ministro del governo Merkel ha trovato il tempo di farsi vedere.