Dalla prima volta che è stato calcolato, nel 1995, l’Indice di percezione della corruzione di Tansparency International è diventato il parametro di riferimento per valutare i livelli di corruzione. Rispetto a tale indice, la Norvegia si colloca al quinto posto.

La nuova classifica, nella quale la Norvegia è al primo posto, è stata fissata secondo il nuovo Indice di Integrità pubblica calcolato dal progetto Anticorrp, un gruppo di ricerca finanziato dall’Ue. Secondo i ricercatori, questo indice misura la corruzione tramite variabili oggettive, invece di fare affidamento sulla percezione dei livelli di corruzione in un paese.

Se il nuovo indice per lo più è correlato all’Indice di percezione della corruzione e così pure con i numeri della Banca Mondiale relativi al controllo della corruzione, dimostra anche che in Europa gli italiani pensano che il loro governo sia più corrotto di quanto è in realtà, mentre i tedeschi hanno della loro amministrazione un’opinione leggermente troppo positiva.

In verità, in un elenco di 28 paesi europei per i quali sono disponibili dati su entrambi gli indici, l’Italia si colloca al ventisettesimo posto dell’Indice di percezione della corruzione, ma al ventesimo in quello dell’Integrità pubblica.

La Germania, invece, malgrado occupi il sesto posto nell’Indice di percezione della corruzione, figura all’ottavo posto nell’indice di Anticorrp. L’Austria in tale classifica scende dal decimo al quattordicesimo posto, il Belgio dal nono all’undicesimo, e la Croazia dal ventunesimo nell’Indice di Percezione della corruzione al ventottesimo in quello dell’Integrità pubblica. La Repubblica ceca migliora di poco la sua posizione, passando dal diciannovesimo al quindicesimo posto.

L’Indice di Integrità pubblica di Anticorrp usa i big data disponibili ufficialmente relativi a sei parametri essenziali che secondo i ricercatori servono a quantificare la corruzione: l’indipendenza del ramo giudiziario, la macchina dell’amministrazione, l’apertura dei commerci, la trasparenza di bilancio, l’e-cittadinanza, e la libertà di stampa.

Tali criteri sono stati scelti sulla base di un contesto teorico delineato da Alina Mungiu-Pippidi, professoressa all’ Hertie School of Governance e membro del Centro europeo di ricerca sull’anticorruzione e lo state-building (European Research Centre for Anti-Corruption and State-Building, Ercas). I ricercatori di Anticorrp utilizzano inoltre una definizione più ampia di corruzione, che, tra altri criteri, tiene anche conto dell’attribuzione di appalti pubblici o fondi ad amici politici.

La corruzione resta un grave problema in Europa, ha detto Mungiu-Pippidi durante un recente convegno sull’anticorruzione svoltosi presso il think tank Bruegel a Bruxelles. A essa si deve la perdita di almeno metà della fiducia nei confronti delle istituzioni europee tra gli ultimi due round delle elezioni europee. “Se tutti i paesi dell’Ue tenessero sotto controllo la corruzione ai livelli degli stati più avanzati dell’Ue, recupereremmo immediatamente la metà del bilancio dell’Ue per quest’anno” per lo più sotto forma di imposte, ha detto.

Eppure, da quando esiste, l’Europa sta facendo il possibile per combattere la corruzione: lo ha detto Carl Dolan, direttore di Transparency International Europe Office di Bruxelles, anche se il ramo giudiziario in Europa resta fragile e se ancora molto resta da fare.

Traduzione di Anna Bissanti