Una delle costanti della crisi dell'eurozona è che non si sa mai se l'ultimo vertice è servito a salvare la moneta unica una volta per tutte. Il summit in corso a Bruxelles non fa eccezione. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sono riusciti a far approvare dai loro partner l'iscrizione della disciplina di bilancio nel marmo del progetto europeo. Tuttavia la reazione blanda dei mercati finanziari all'indomani del Consiglio europeo lascia pensare che non siamo ancora fuori dal tunnel.

L'accordo esclude gli eurobond (che coinvolgerebbero un gran numero di attori finanziari) e la concessione di una licenza bancaria al Meccanismo europeo di stabilità, che sarà inaugurato nel giugno 2012. La licenza avrebbe permesso al fondo di salvataggio di finanziarsi attraverso la Banca centrale europea, garantendo in questo modo capitali illimitati per soccorrere i paesi in difficoltà. L'idea è stata però fortemente osteggiata dalla Germania, preoccupata dall'inflazione e dalla sottomissione della Bce a interessi politici. Il rifiuto di Berlino priva l'eurozona del "bazooka" che avrebbe potuto convincere i mercati che l'Europa è pronta a tutto per uscire dalla crisi.

Con l'avvio della riforma dei trattati europei, l'Unione guadagna un po' di tempo. Probabilmente utilizzeremo ancora i nostri euro all'inizio del 2012, nonostante le tetre profezie delle ultime settimane. Non è un risultato da poco. Tuttavia, quale che sia l'opinione che si possa avere dei mercati, delle agenzie di rating e degli speculatori che attaccano le economie europee, resta da vedere come reagiranno alla decisione dei 27. L'altra faccia dell'accordo, intanto, è l'istituzionalizzazione di un'Europa a più velocità e la probabile uscita del Regno Unito dall'Ue.

Anche se nell'immediato futuro bisognerà impegnarsi per risolvere queste cruciali problematiche politiche, già adesso è possibile auspicare due sviluppi in grado di rendere la pillola meno amara. Innanzitutto, ora che la Germania ha ottenuto la disciplina che voleva, si può cominciare a lavorare per abbinare alla stabilità monetaria una forma di solidarietà (gli eurobond o un coinvolgimento maggiore della Bce nel soccorso ai paesi in difficoltà). Inoltre i governi europei dovrebbero capire che è necessario uscire dalla logica dell'austerity e avviare una reale politica di crescita economica su scala continentale. Per raggiungere questo obiettivo esiste già uno strumento, ed è la strategia 2020. Non bisogna fare altro che cominciare a prenderla sul serio. (traduzione di Andrea Sparacino)