La polemica sull'attacco israeliano alla nave Mavi Marmara e il recente accordo per il nucleare concluso con l'Iran e il Brasile hanno ricordato ancora una volta all'Europa che la politica estera della Turchia non si limita alla paziente attesa che Bruxelles le apra le porte dell'Unione. Da alcuni anni Ankara prosegue il suo percorso per conformarsi ai criteri di adesione alla Ue, ma allo stesso tempo sta sviluppando una propria diplomazia dinamica in Medio Oriente. Tacciata di "neo-ottomanismo", la Turchia cerca di ristabilire la propria influenza nei territori dell'antico impero. Per questo Ankara non ha esitato a mettere a rischio le relazioni con Israele, a lungo il suo migliore alleato nella regione. Lo stato ebraico si trova così alle prese con un crescente isolamento e moltiplica le iniziative unilaterali, con esiti spesso catastrofici.

In Europa l'assalto alla Mavi Marmara è riuscito a provocare una reazione per una volta forte e compatta dell'Unione, tanto che l'Alto rappresentate per gli affari esteri Catherine Aston ha chiesto un'indagine internazionale. Paesi che hanno trascorso buona parte della loro storia a farsi la guerra hanno conosciuto in seno all'Unione un periodo di pace e prosperità senza precedenti, al punto che l'idea stessa di un conflitto tra gli stati membri oggi appare del tutto impossibile. Mentre in Europa, soprattutto a causa della crisi economica, si fa strada la tentazione di ripiegarsi su sé stessi, per l'Unione potrebbe essere invece il momento di dare prova di audacia e di lanciare un'iniziativa in grado di rimescolare le carte nei rapporti tra Europa e Medio Oriente e non solo: proporre a Israele e Turchia la piena adesione all'Unione europea entro i prossimi cinque anni. L'intesa poi verrà da sé. Gian Paolo Accardo