In questi giorni molte persone hanno gli occhi puntati su Malmö, dove si svolge il concorso dell'Eurovisione, ma dovrebbero prestare altrettanta attenzione a quello che si svolge oggi a Londra, a Parigi e a Berlino, dove si sviluppano altre visioni europee di cui presto si dovrà discutere.

Infatti il 14 maggio il Partito conservatore britannico ha presentato un progetto di legge che prevede un referendum entro il 31 dicembre 2017 per rispondere alla domanda: "Ritenete che il Regno Unito debba rimanere un membro dell'Unione europea?". I termini del dibattito sono stati indicati dal premier David Cameron in gennaio, quando ha chiesto "un nuovo accordo" tra il suo paese e un'Ue più flessibile. In questo modo si è involontariamente esposto alla pressione degli euroscettici del suo partito e dell'Ukip, e l'inserimento del referendum nel progetto di legge rende difficile qualsiasi possibilità di marcia indietro. Ma così facendo ha anche messo i suoi partner di fronte alle loro responsabilità.

Sul continente François Hollande ha finalmente chiarito le grandi linee del suo pensiero sull'Unione. Il 16 maggio il presidente francese ha dato all'Ue due anni per dare un contenuto all'unione politica. "Si tratta di un'urgente questione europea", ha spiegato Hollande. E che questi due anni ci portino alla fine del mandato di Cameron forse non è un caso.

Il presidente francese ha anche proposto un governo economico della zona euro dotato di un presidente e che si riunisca tutti i mesi, oltre a "una nuova fase di integrazione con un bilancio che sarà attribuito alla zona euro e la possibilità progressivamente di raccogliere dei fondi propri".

Rimane il problema di sapere quello che pensa la Germania. Ma fino al 23 settembre l'Europa dovrà aspettare il risultato delle elezioni politiche tedesche. Angela Merkel sembra nettamente favorita per la cancelleria, ma l'alleanza rosso-verde non ha ancora detto l'ultima parola.

Forse è per questo motivo che il 14 maggio il candidato socialdemocratico Peer Steinbrück ha esposto a sua volta la sua visione dell'Europa. Il programma prevede un rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo, che dovrebbe partecipare ai consigli europei, e la trasformazione della Commissione europea in un governo eventualmente eletto e responsabile di fronte al parlamento.

E Angela Merkel? Un anno fa la cancelliera aveva espresso il suo desiderio di vedere la Commissione svolgere un ruolo di governo, e il Consiglio dei capi di stato e di governo quello di seconda camera di un parlamento con dei poteri rafforzati. Più di recente il suo ministro delle finanze Wolfgang Schäuble ha ripetuto che l'unione bancaria, considerata una tappa fondamentale per la stabilizzazione della zona euro, non potrà essere fatta senza un nuovo trattato europeo. Di conseguenza si aspetta di sapere che cosa la cancelliera propone oggi.

Il discorso di Hollande è stato ascoltato con attenzione a Berlino, dove si aspettava un gesto da Parigi, nell'ultimo anno considerato spesso poco affidabile. Ma difficilmente si potrà avere un'iniziativa franco-tedesca prima della fine dell'anno, in attesa di sapere se Hollande e Merkel saranno condannati a lavorare insieme ancora per qualche anno o se sarà possibile creare un asse franco-tedesco socialdemocratico.

Ma il difficile verrà dopo, quando si dovrà confrontare questa eventuale visione comune con quella dei britannici e delle altre opinioni pubbliche europee. Da questo punto di vista c’è un'altra iniziativa franco-tedesca che può – e deve – stimolare una visione concreta del futuro dell'Europa: quella che dovrà essere presentata al prossimo vertice europeo per combattere la disoccupazione giovanile. Ne riparleremo.