La Grecia è la culla dell'Europa e la patria di molti miti che possono essere riciclati in metafore giornalistiche. Il masso di Sisifo, le fatiche di Ercole o la botte delle Danaidi sono già stati utilizzati più volte per spiegare la situazione nella quale si ritrovano i greci e il loro governo. Ci permettiamo di aggiungere la storia di Dedalo.

Come l'architetto fu imprigionato dal re Minosse insieme al figlio Icaro nel labirinto che egli stesso aveva costruito, così oggi l'Unione europea si trova impantanata nella crisi al punto tale che ogni scelta difficile si risolve inevitabilmente in nuovo motivo di stallo. Da un lato c'è la politica d'austerity: imposta ai greci ormai da un anno, non solo non ha sortito alcun effetto sulla riduzione del deficit e sulla riforma di un sistema corrotto e inefficace, ma –come avevano ipotizzato diversi osservatori – ha finito per cancellare ogni possibilità di crescita, quella crescita indispensabile per tirarsi fuori dalla crisi. Dall'altro lato c'è il piano di salvataggio: i 110 miliardi promessi dall'Ue e dall'Fmi hanno scavato un fossato psicologico tra gli europei del nord e quelli del sud e hanno provocato l'irrigidimento delle posizioni tedesche nei negoziati, senza però alleggerire la pressione sulla Grecia né offrire reali prospettive di guarigione al paese.

Un'altra strada da percorrere potrebbe essere la ristrutturazione del debito greco. Ma quando si affronta questo argomento l'impasse è immediata, perché i leader europei hanno il terrore della reazione dei mercati e del contagio agli altri paesi dell'eurozona. Intanto molti di quegli stessi leader chiedono una maggiore integrazione economica e un "federalismo di crisi", spingono per la creazione di eurobond e per un coordinamento sovranazionale delle politiche fiscali e di budget. Ma in questo caso le loro proposte si scontrano con gli interessi divergenti degli stati membri. E in ogni caso l'aumento dell'integrazione politica ed economica non rispetterebbe il volere dell'opinione pubblica, che non perde occasione per esprimere il proprio euroscetticismo ogni volta che viene chiamata alle urne.

In poche parole, da qualsiasi angolazione la si guardi, questa Unione europea sempre più simile a Dedalo è davvero messa male. E come il personaggio del mito, dovrà presto trovare un modo per uscire dal labirinto. Sorprendentemente, la soluzione potrebbe arrivare dalla Commissione. Questa settimana, in occasione della presentazione del progetto di bilancio per il periodo 2014-2020, l'esecutivo europeo ha definito "finanziamenti prioritari" quelli legati ai "progetti transfrontalieri nel campo dell'energia, dei trasporti e delle tecnologie dell'informazione". E ha proposto un "aumento significativo degli investimenti nella ricerca e nell'innovazione per aumentare la nostra competitività, oltre allo stanziamento di fondi supplementari a favore dei giovani europei". Ciò vuol dire identificare con precisione i settori in cui l'Europa deve investire (e mettersi in gioco) per superare il declino economico e sociale nel quale è ormai sprofondata.

Sfortunatamente, però, tutte queste radiose prospettive sono in contraddizione con le politiche imposte da Bruxelles e dai ventisette non solo ai paesi in crisi ma anche alla maggior parte degli stati europei. Inoltre sappiamo benissimo che le buone intenzioni mostrate dalla Commissione prima dei negoziati non rappresentano un impegno vincolante, e che Bruxelles potrà sempre scaricare la responsabilità sugli stati membri (o magari sul parlamento) se queste ambiziose proposte dovessero essere riviste al ribasso.

Austerity reale contro ambizioni di carta: i leader europei non potranno continuare a lungo a governare sulla base di una contraddizione che i popoli d'Europa avvertono ogni giorno sulla loro pelle. È dimenticandosi della realtà che Icaro, il figlio di Dedalo, si è bruciato le ali ed è precipitato dal cielo.