Cover

"Siamo stati chiamati per salvare l'Italia, davanti a una crisi gravissima. Insieme ce la faremo". Con queste parole Mario Monti ha presentato ieri la manovra da 30 miliardi di euro che dovrebbe riportare sotto controllo il debito pubblico e ristabilire la fiducia degli investitori nei titoli di stato italiani. Tra le misure ci sono la reintroduzione della tassa sulla prima casa, una profonda riforma del sistema pensionistico, l’aumento dell’Iva al 23 per cento e tagli alla spesa pubblica.

“Una manovra pesante per i contribuenti, e tuttavia indispensabile per evitare il default del nostro Paese, che segnerebbe la fine dell'euro e di ogni ambizione politica dell'Europa”, commenta l’editoriale de La Repubblica. “È una vera e propria manovra d'emergenza, perché l'Italia è chiamata a muoversi a grande velocità su un sentiero molto stretto e difficile”. Contrariamente a quanto temuto da molti, però, “c'è uno spazio di autonomia nazionale e politica, che fa di Monti il capo di un governo, non il legato di Bruxelles e Francoforte.

Sempre su La Repubblica, Massimo Giannini critica la sostanza della manovra: troppe tasse, troppo pochi tagli ai costi della politica e agli altri sprechi che gravano sulle casse dello stato. “Dal governo dei Professori ci saremmo aspettati qualcosa di più. Non serviva una squadra d'élite per mettere insieme un pacchetto di misure che comprendono la solita infornata di imposte per i contribuenti e la solita carestia di risorse per gli enti locali.”

L’editoriale del Corriere della Sera definisce quella di Monti “un'amara medicina: l'aumento della tassazione che colpisce duramente la casa e riesuma qua e là un vecchio armamentario di imposte e balzelli. […] Rimarrà nel ceto medio italiano la sensazione di essere considerato dai governi di turno – politici o tecnici che siano – come una sorta di bancomat, un portatore sano di liquidità che può essere drenata con facilità”.

Per La Stampa si tratta di “Un atterraggio brusco e doloroso, ma inevitabile. Per questo, suonano particolarmente insopportabili le demagogiche proteste di chi fino a ieri è stato corresponsabile di una situazione che ci ha portato sull’orlo del dissesto”, scrive il quotidiano di Torino riferendosi alle dure critiche della Lega Nord, che ha confermato la sua opposizione frontale al governo Monti ed è tornata a chiedere la secessione del Nord Italia.

“La domanda è: in cambio di che cosa?”, chiede Il Sole 24 Ore. “Noi accettiamo di pagare di più (molto di più) ma non in bianco. Vogliamo pagare il nostro biglietto, Ici e dintorni pesanti. Siamo pronti a farlo e vigileremo fino in fondo sul tasso di equità dei sacrifici richiesti. In cambio, però, la manovra da 30 miliardi lordi del governo Monti deve favorire, in misura significativa, il rientro della bolla dei tassi di interesse sul titolo Italia”. Una richiesta che per ora sembra essere stata accontentata: all’indomani dell’annuncio della manovra lo spread tra i titoli tedeschi e italiani è tornato sotto i 400 punti, mentre la borsa di Milano ha registrato un rialzo del 2 per cento, riferisce il Corriere.