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L'immagine campeggia in prima pagina sul settimanale svizzero Weltwoche: un ragazzo di etnia rom punta una pistola contro il lettore. Titolo: "Arrivano i rom. Spedizione criminale in Svizzera". La copertina, insieme all'articolo che l'accompagna e che contiene proposte discriminatorie e razziste, ha provocato un'ondata di critiche da parte della stampa internazionale. Il consiglio centrale tedesco dei rinti e dei rom ha sporto querela e ha chiesto il ritiro della rivista dalle edicole.

A Berlino il Tagesspiegelindaga sulla storia della foto e evidenzia la forzatura del senso dell'immagine, che Weltwoche, notoriamente vicino alla destra populista svizzera, ha estrapolato dal suo contesto originario. Secondo il quotidiano l'intenzione del fotografo italiano Livio Mancini era quella di mostrare la miseria delle famiglie rom in Europa:

Mancini ha fotografato alcuni bambini rom nei ghetti di Gjakova [in Kosovo], dove le loro famiglie si sono rifugiate dopo la guerra. I loro accampamenti sono costruiti sul terreni inquinati di una vecchia discarica, e queste vivono vendendo ciò che trovano nelle montagne di spazzatura su cui vivono […]

Le foto dei bambini della discarica mostrano una realtà tragica. I sinti e i rom sono la più numerosa minoranza europea e vivono in condizioni terribili. Sono poveri e perennemente minacciati. […] Le immagini di Mancini illustrano questa situazione. Ma la rivista svizzera le ha utilizzate per provare il contrario, per trasformare le vittime in colpevoli.

In una lettera indirizzata al Tagesspiegel, Mancini denuncia "l'utilizzo abusivo della foto". Weltwoche ha reagito alle critiche parlando di "fatti" conclamati. La rivista sostiene che la polemica sta oscurando la realtà del'"impiego di bambini a fini criminali", e non fa riferimento ai risvolti etici della sua scelta editoriale. Livio Mancini è comunque soddisfatto che il tema dei rom sia arrivato all'attenzione dell'opinione pubblica europea.