“C'è bisogno del trattato?”, si chiede l’editoriale di Expresso, all’indomani della ratifica del Trattato fiscale europeo da parte del parlamento portoghese. Il Portogallo è il primo stato dell'Ue a dare il via libera al controverso documento. Expresso scrive che soltanto “il tempo dirà se sarà servito a qualcosa”, e ipotizza due possibili risposte alla domanda iniziale:

Si [c'è bisogno del trattato], perché il nuovo Trattato fiscale sarà fondamentale se la Germania e gli altri paesi del Nord Europa saranno pronti a rafforzare i meccanismi di protezione e salvataggio per l’eurozona. E no, [non ce n’è bisogno], perché il trattato stabilisce regole che sono praticamente impossibili da rispettare nel tempo, anche per gli stati che oggi le impongono.

L’editoriale aggiunge che

nella migliore delle ipotesi il trattato servirà a garantire l’impegno e la solidarietà dei paesi forti agli stati in crisi o a rischio. (…) Inoltre mostrerà che l’eurozona può muoversi senza lasciare indietro alcun paese e rafforzerà la disciplina di bilancio degli stati che hanno quasi sempre agito in modo irresponsabile.

Sullo stesso settimanale il sociologo Pedro Adão e Silva mette in guardia dalle evidenti conseguenze del trattato:

Se verrà rispettato diligentemente gli stati meno sviluppati verranno privati dei meccanismi di politica economica che rendono possibile la ripresa, e continueranno a non avere gli strumenti finanziari necessari, caratteristici del sistema federale. In definitiva, cediamo sovranità senza ricevere niente in cambio.