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Ci sarà dunque una “troika contro la troika”, titola Ta Nea. Il governo greco nato dalle elezioni del 17 giugno, che proverà a ridiscutere i termini del memorandum firmato con la Commissione europea, la Bce e l’Fmi è infatti composto da tre partiti: Nuova democrazia del primo ministro Antonis Samaras (destra), il Pasok di Evangélos Venizélos (socialista) e la Sinistra democratica (Dimar) di Fotis Kouvelis.

“È del tutto naturale che il 20 giugno sia un giorno felice nella vita di Antonis Samaras”, commenta To Ethnos:

Contro i venti e le maree, è riuscito a prestare giuramento come primo ministro – un fatto che rappresenta l’apogeo del successo – e ha realizzato il sogno di qualsiasi uomo politico. […] La sua brama era tale che è corso a prestare giuramento senza attendere il completamento della lista dei ministri, come se avesse paura che i suoi partner cambiassero idea e lo abbandonassero all’ultimo momento. Questo è il lato positivo della storia. Quello negativo è che un po’ tutti sono convinti che il suo sia un governo fragile e il nuovo primo ministro è in balia delle alleanze. Ma per il momento, tenendo conto di come funziona il sistema greco, è l’unico capace di reggere.

“La Grecia – aggiunge Kathimerini- ha finalmente un primo ministro democraticamente eletto”, sette mesi dopo la sostituzione di Georges Papandreou con il tecnico Lucas Papademos. Tuttavia il quotidiano sottolinea anche che il “Pasok e la Sinistra democratica non parteciperanno con politici di alto rango” ma si accontenteranno di sostenere Samaras in parlamento:

Da un lato possiamo aspettarci che i leader dei partiti elaborino la loro politica in funzione del passato. Ma non dovranno dimenticare che questo parlamento è segnato dagli estremi. Ciò significa che il potere ottenuto dai partiti di opposizione, sia di destra che di sinistra, sarà proporzionale al fallimento del nuovo governo.