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“L’Ue vuole controllare i test farmaceutici”, titola la Berliner Zeitung. Secondo il quotidiano i test clinici dovrebbero essere facilitati dal progetto di regolamentazione presentato il 17 luglio dal commissario alla sanità John Dalli.

Attualmente l’industria farmaceutica che finanzia i test internazionali deve scontrarsi con le numerose differenze giuridiche all’interno dell’Ue e per questo motivo ha penalizzato l’Europa e preferisce concentrarsi sui paesi emergenti. Il numero di test effettuati in Europa è passato da 5.000 nel 2007 a 2.800 nel 2011.

Nei paesi emergenti dell’Asia e dell’America latina e in Russia, dove le procedure sono meno costose, ogni anno vengono testati sull’uomo 20.000 farmaci (i dati sono di Wemos, un’organizzazione olandese per la tutela dei pazienti). La differenza di prezzo di circa il 40 per cento è un fattore importante per i laboratori, perché i test possono rappresentare la metà del budget di sviluppo di un farmaco, in media 1 miliardo di euro a prodotto.

Nel tentativo di adattarsi a questa realtà la Commissione europea si è posta due obiettivi: innanzitutto vuole rendere l’Europa più attraente, snellendo le procedure di autorizzazione attraverso la creazione di un’autorità centrale competente per tutti i paesi dell’unione; in secondo luogo vuole controllare il rispetto delle norme comunitarie durante i test da parte delle aziende europee che operano fuori dal continente.

Questo secondo aspetto interessa particolarmente l’India, che nel 2005 ha facilitato i test clinici su cavie umane e dove molti soggetti, che dovrebbero essere informati su tutti gli effetti possibili del farmaco sperimentale, sono in realtà analfabeti o minori senza autorizzazione dei genitori.

Il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo dovranno pronunciarsi sul progetto di regolamentazione, più vincolante dell’attuale direttiva, che potrebbe entrare in virgole nel 2016.