"I prigionieri liberati chiedono all'Unione europea di non cambiare la propria politica nei confronti di Cuba", scrive il quotidiano spagnolo La Vanguardia. Nove dei cinquantadue prigionieri politici cubani liberati dal regime castrista l'8 luglio sono stati esiliati in Spagna, e "chiedono che il Parlamento europeo ascolti la loro voce prima di decidere in merito alla Posizione comune (uno strumento giuridico con il quale il Consiglio definisce l'approccio dell'Unione su una questione determinata) verso il paese caraibico, in vigore dal 1996 e in procinto di essere rivista l'autunno prossimo", continua il quotidiano. I dissidenti hanno intenzione di mostrare "le condizioni di vita a Cuba, dove continuano a non essere rispettati i diritti umani, che sono invece uno dei punti fondamentali della Posizione comune".

"La maggior parte dei prigionieri pensa che la loro liberazione debba essere interpretata come un piccolo passo sulla via del cambiamento" e non come segno di una presunta ella democratizzazione del regime cubano, sottolinea La Vanguardia. Normando Hernandez, condannato a 25 anni di prigione, si dice convinto che la decisione del governo cubano non è altro che un'operazione di facciata. Secondo il dissidente liberato, abbandonare la Posizione comune sarebbe un'"aberrazione", perché "i suoi obiettivi non sono affatto stati raggiunti". Nel corso di una recente visita nell'isola caraibica, il ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos aveva affermato invece che mantenere in vigore la Posizione comune Cuba non è più necessario.