"Obbligare le banche a prestare o affrontare un 'decennio di miserie', " titola l'Irish Independent dopo la pubblicazione di un rapporto dell'Economic and Social research Institute. Il think-tank economico diretto da John Fitzgerald, figlio dell'ex primo ministro irlandese Garret, ha avvertito che se le banche nazionali continueranno a rifiutarsi di fare credito alle aziende il paese andrà incontro a "un decennio di crescita limitata, alto tasso di disoccupazione e aumento paralizzante del debito". Fitzgerald sostiene che "uno dei problemi è che le banche sembrano aver perduto la capacità di prestare denaro reale a persone reali. Potremmo essere costretti ad adottare con loro l'approccio 'foie gras': ingozzarle di denaro, poi ucciderle e infine divorarle.

Nonostante l'allarmante assenza di denaro reale in circolo nell'economia, il rapporto caldeggia altri tagli di bilancio per placare i mercati internazionali: "La correzione da 7,5 miliardi di euro ipotizzata dal governo per i prossimi 5 anni rappresenta il minimo indispensabile", sostiene Fitzgerald. I tagli provocheranno la perdita di 40mila posti di lavoro nel settore pubblico, nota il quotidiano di Dublino aggiungendo che l'interesse dei bond decennali del governo irlandese è schizzato fino a raggiungere uno "sconcertante" 5,5 per cento.

In un articolo meno ottimista intitolato "Guardando nella canna della bancarotta", David McWilliams si interroga sulla ragione della crescita dei tassi di interesse per il debito irlandese. La risposta è molto semplice: "crescono perchè cresce il rischio di un'esplosione del debito". L'economista sostiene che il debito nazionale, sempre più appesantito dai bail-out per le "banche zombie" e dal crollo dei ricavi dalle imposte, punta "inesorabilmente verso il cento per cento del Pil". Per evitare una spirale del debito il tasso di crescita deve essere superiore al tasso di interesse sul debito. Ad ogni modo, dato che il tasso di crescita nazionale non riuscirà a raggiungere il 6 per cento nella prossima generazione, il paese è intrappolato in una logica di aumento indiscriminato delle tasse e tagli draconiani.

"Ma più si tassa e si taglia – avverte McWIlliams – meno si cresce e più è difficile contenere il debito". Nel frattempo "nello stupido tentativo di salvarsi" le banche nazionali hanno annunciato un innalzamento nelle rate dei mutui. "In un contesto che vede l'aumento degli equity negativi, del tasso di disoccupazione e delle tasse, un aumento dell'interesse sui pagamenti porterà inevitabilmente ad un aumento delle insolvenze". I mercati finanziari stanno penalizzando l'Irlanda semplicemente perché "si accorgono che è avviata sul cammino della bancarotta".