Quello dei decreti Beneš è diventato uno dei temi principali della corsa alla presidenza ceca. “Karel Schwarzenberg è caduto nella trappola del nazionalismo”, constata Lidové Noviny a tre giorni dal secondo turno.

Durante un dibattito televisivo con il suo avversario Miloš Zeman, il candidato liberal-conservatore ha dichiarato che per l’espulsione dei tedeschi dopo la Seconda guerra mondiale il presidente Beneš oggi sarebbe finito davanti al tribunale dell’Aia. “Non possiamo pretendere una restituzione dei loro beni in Repubblica Ceca – ha aggiunto – Ma questo non vuol dire che possiamo esimerci dal farne una valutazione storica e morale”.

Zeman ha reagito accusando Schwarzenberg di essere uno straniero, di aver sposato un’austriaca figlia di un simpatizzante nazista e di “comportarsi come un tedesco dei Sudeti”. Tuttavia, ricorda Lidové Noviny, è stato proprio Zeman ad affermare nel 2002, quando era prima ministro, che “la questione dei decreti Beneš appartiene ormai al passato”.

Schwarzenberg deve affrontare anche gli attacchi della famiglia del presidente uscente Václav Klaus, schierata dalla parte di Miloš Zeman. La moglie di Klaus, Livia, ha ribadito di non volere come futura first lady Thérèse Schwarzenberg, una donna che non parlai ceco. Il figlio Václav Junior ha criticato duramente il modo in cui Schwarzenberg canta l’inno nazionale. Il quotidiano teme l’emergere di un “miscuglio di nazionalismo, razzismo, xenofobia, sciovinismo e demagogia”. 

Il settimanale Respekt considera l’eventuale elezione di Zeman come un serio pericolo: 

Il fatto che Zeman, con l’aiuto della famiglia Klaus, abbia deciso di giocarsi la carta nazionalista contro Schwarzenberg sancisce una svolta tragica nelle prime elezioni presidenziali dirette. […] Zeman ha impugnato il vessillo del nazionalismo, e qualora fosse eletto presidente sarebbe solo una questione di tempo prima che la politica ceca tocchi quel fondo già raggiunto da altri paesi dell’Europa centrale [il riferimento è alla Polonia dei gemelli Kaczyński, all’Ungheria di Viktor Orbán e alla Slovacchia di Vladimír Mečiar e del primo mandato di Rober Fico]. 

In realtà gli oppositori che rimproverano a Swarzenberg di non essere “abbastanza ceco” non potrebbero essere più lontani dalla verità, sottolinea Mladá Fronta Dnes. Suo nonno Karel V era considerato la grande speranza della politica ceca. La storia ceca e dello stato ceco sono state le principali preoccupazioni di suo padre Karel VI, che ha trasmesso al figlio il suo patriottismo romantico e la sua preoccupazione per le sorti della Repubblica Ceca.