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Il senatore a vita Giulio Andreotti è morto il 6 maggio a Roma. Aveva 94 anni. Deputato della Democrazia cristiana dal 1946 al 1991, sette volte presidente del consiglio, 21 volte ministro, è stato la personalità politica più importante della seconda metà del XX secolo.

La sua abilità politica, la sua ironia e la sua capacità di superare gli scandali gli hanno meritato soprannomi come “Belzebù”, “il Divo” e “la Volpe”, ricorda il Corriere della Sera:

Non l'avevano schiantato né i processi per mafia, dai quali era uscito assolto e, per alcuni reati, solo prescritto, né un potere che aveva regole, riferimenti e protagonisti lontani ormai anni luce da lui. Finché era esistito un modo diviso fra Occidente e comunismo, Andreotti era parso eterno. Era il «suo» mondo, nel quale si muoveva con la leggiadria e il cinismo di chi ne conosceva non solo le apparenze, ma anche il sottosuolo.