“L’Albania tenta il grande passo, l’ingresso nell’Ue”, titola il Sole 24 Ore dopo che la Commissione europea ha chiesto di assegnare lo status di candidato al paese balcanico nel suo rapporto sulle priorità di allargamento per il 2014 pubblicato il 16 ottobre.

Bruxelles ha sottolineato che l’Albania ha fatto significativi passi avanti rispetto ai criteri politici ed economici, anche se “ha bisogno di seguire alcune priorità, in particolare nella riforma dell’amministrazione, nello stato di diritto e nei diritti fondamentali”. La candidatura di Tirana dovrà essere approvata dal Consiglio europeo, dove il quotidiano prevede “un dibattito accesso”:

La Gran Bretagna rumoreggia, mettendo l'accento sulla debolezza della lotta alla corruzione. Altri paesi – come la Germania, l'Olanda, la Finlandia e la Danimarca – sono incerti sulle reali capacità del paese a difendere i risultati acquisiti. L'Italia vede invece di buon occhio l'allargamento ai Balcani, non fosse altro che per i suoi interessi economici. Secondo un censimento dell'ambasciata d'Italia a Tirana, sono oltre 400 le aziende italiane e le joint-venture italo-albanesi presenti nel paese.

Nel suo rapporto la Commissione ha inoltre chiesto per la quinta volta di aprire il negoziato per l’accesso della Macedonia, ma il governo greco è pronto a usare nuovamente il veto, scrive Gazeta Wyborcza. Atene chiede che l’ex repubblica jugoslava cambi il suo nome per non essere confusa con la provincia greca della Macedonia. Le autorità di Skopje hanno già accettato di modificare la bandiera e la costituzione in segno di apertura, ma rifiutano di fare un passo indietro sul nome. Il governo “autoritario” di Nikola Gruevski “sta usando il conflitto per aumentare il suo sostegno in patria”, sottolinea il quotidiano polacco. Secondo Gazeta Wyborcza

mentre l’isteria nazionalista imperversa nel dibattito i veri problemi del paese restano irrisolti, compreso quello dell’approvazione del bilancio annuale dopo la cacciata dal parlamento dei deputati dell’opposizione. Un accordo firmato dal governo e dall’opposizione grazie alle pressioni dell’Ue è rimasto sulla carta.

Il quotidiano sottolinea che “un altro anno di questo governo e la Commissione europea non potrà più scrivere che la Macedonia presenta tutte le condizioni politiche per l’accesso”.