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Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, ha annunciato durante una conferenza stampa il 4 dicembre a Francoforte, che “le proiezioni sulla crescita reale del Pil sono state riviste al ribasso in modo sostanziale” per i prossimi anni.

Il Pil della zona euro “dovrebbe crescere dello 0,8 per cento nel 2014 (contro lo 0,9 per cento previsto tre mesi fa), dell’1 per cento nel 2015 (contro l’1,6 per cento) et dell’1,5 per cento nel 2016 (contro l’1,9 per cento)”, riferisce il Corriere della Sera. “ Ma non è l’unica brutta notizia”, aggiunge il giornale: “Draghi ha tagliato nuovamente le stime sull’inflazione dell’Eurozona di fronte a ‘un profilo di crescita più debole’”, poiché teme “il baratro della deflazione sempre più vicino. Un rischio che la Bce vorrebbe scongiurare”.

Per il Corriere, l’annuncio indica che

si è chiusa un’epoca: quella delle garanzie verbali del suo presidente sulla tenuta dell’eurozona. Negli ultimi due anni, solo con parole di rassicurazione, la Bce di Mario Draghi aveva ridato fiducia alla moneta unica e, nello stesso momento, garantito tempo all’eurozona per avviare l’attuazione delle riforme promesse e alle banche per adeguare le loro procedure interne alla supervisione di Francoforte. […] Le parole non bastano più se accompagnate da dati che mostrano l’anemia dell’eurozona.