Il 15 dicembre la sua ultima manifestazione a Dresda, città natale del movimento anti-immigrazione, ha attirato oltre diecimila persone. Mentre in varie città della Germania si organizzano altre proteste, la stampa tedesca si interroga sul significato del movimento Pegida, “Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”.

“Nessuno ha presagito la nascita del movimento: né la politica né la stampa”, scrive Claus Christian Malzahn su Die Welt.

In tutto il paese la gente discute sul significato degli eventi di Dresda: alcuni la considerano una rivolta dell’estrema destra; altri soltanto lo sfogo di un gruppo di cittadini preoccupati. Su un punto però sono tutti concordi: Pegida è qualcosa di più di un fenomeno a livello locale. Alcuni politologi […] considerano queste dimostrazioni addirittura alla stregua di una cesura storica, il sintomo di un rapporto spezzato tra politica e popolazione.

Sulle pagine di Die Zeit, un gruppo di nove giornalisti cerca di dare un volto a chi sta dietro Pegida, e descrive quindi “persone che guadagnano, ma non hanno grandi obiettivi” e fanno parte del basso ceto medio.

“Pare esserci un rapporto tra gli organizzatori delle dimostrazioni di Dresda e gli hooligan del mondo del calcio. Ma questa deduzione dei servizi d’intelligence non è stata ancora verificata”: hanno scritto i giornalisti, aggiungendo che, anche se alcuni organizzatori e manifestanti sono chiaramente affiliati a gruppi dell’estrema destra come il Npd, Pegida non è espressione soltanto dell’estrema destra.

In ogni caso c’è un “passaggio fluido” tra Pegida e partito AfD anti-euro “Alternativa per la Germania”, benché “ufficialmente all’interno dell’AfD non esista ancora una posizione uniforme nei confronti di Pegida”.

Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), il direttore Berthold Kohler invita l’establishment politico a prendere sul serio il movimento Pegida. Scrive infatti:

La protesta si rifiuta di essere messa nell’angolo della destra

la protesta si rifiuta di essere messa nell’angolo della destra. […] Il messaggio secondo cui coloro che marciano a Dresda e in altre città non appartengono soltanto alla destra radicale […] ha raggiunto Berlino. […] Prendere la cosa sul “serio” significa considerare le proteste non soltanto come un temporaneo tormento prenatalizio, ma perseguire politiche per l’immigrazione che siano […] collegate agli interessi del loro paese. Perfino in Germania è legittimo chiedere agli immigrati di mostrare desiderio e interesse per l’integrazione.

Anche se nemmeno queste politiche più rigorose convinceranno i dimostranti della linea dura che si oppongono all’immigrazione, scrive ancora Kohler, toglieranno pur sempre a chi ama la linea dura il sostegno di cui gode nell’ambiente politico e di conseguenza li emarginerà.

Il 73 per cento della popolazione ha detto di temere che l’Islam radicale guadagni influenza

Secondo un recente sondaggio, il 49 per cento della popolazione tedesca appoggia le proteste e soltanto il 29 per cento ne respinge le idee. Il 26 per cento degli intervistati invece ha opinioni variegate. Questa percentuale di approvazione, secondo Die Zeit e YouGov che hanno condotto il sondaggio, è alimentata dalla paura nei confronti degli islamisti radicali su suolo tedesco. “Il 73 per cento della popolazione ha detto di temere che l’Islam radicale guadagni influenza, scrive Die Zeit.

Dal momento che a Dresda la popolazione musulmana è pressoché inesistente, Malzahn si chiede se queste proteste di esponenti e gruppi dell’estrema destra non siano “per certi aspetti del tutto normali”, paragonando la situazione a quelle del Front National francese, dell’Ukip in Gran Bretagna, di Jobbik in Ungheria e FPÖ in Austria – che hanno tutti guadagnato molto terreno alle ultime elezioni del Parlamento europeo.

Nondimeno, Jacques Schuster mette in guardia sulle pagine di Die Welt dall’isteria, quando si parla di Pegida:

Pensare a Pegida come a un gruppo di estrema destra è stupido e sbagliato. […] Le paure e i problemi non scompaiono semplicemente perché se ne fa portavoce la parte sbagliata. È anche sciocco, però, parlare di un predominio degli stranieri in Germania. […] Quando si parla di immigrazione e di asilo, sappiamo tutti che di questi problemi può farsi portavoce chiunque.

Traduzione di Anna Bissanti