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Il 9 giugno il parlamento ha respinto la domanda della Direzione nazionale anticorruzione (Dna) di revocare l'immunnità parlamentare del premier Victor Ponta. Il 5 giugno la Dna aveva chiesto alla giustizia romena di avviare una procedura penale contro Ponta per falso, evasione fiscale e riciclaggio, per dei fatti presunti commessi quando era avvocato, tra il 200è e il 2011, spiega România liberă.

Il voto – per 231 voti contro 120 – era atteso, poiché i socialdemocratici di Ponta e i loro alleati hanno la maggioranza. Ponta aveva dichiarato che finché ha il sostegno del parlamento non si dimetterà, malgrado l'insistenza del presidente Klaus Iohannis. Iohannis ha chiesto le dimissioni di Ponta e affermato che il premier "sacrifica l'interesse della Romania per il proprio interesse". Per parte sua, Ponta accusa il presidente di puntare a ottenere un primo ministro liberale come lui e di "sfruttare la vicenda nella battaglia politica".

Nel suo editoriale, il quotidiano di Bucarest osserva che

non si tratta di liberali che tentano di approfittare dei problemi giudiziari del premier, come ripete la propaganda socialdemocratica, ma del modo in cui funziona lo schema col quale i politici si arricchiscono con i nostri soldi.