Il governo di Milo Cerar ha deciso di erigere una barriera di filo spinato lungo 550 chilometri dei 671 totali di frontiera con la Croazia, in previsione dell’ondata di migranti attesa in primavera.

Una decisione che ha provocato le proteste di Zagabria, che accusa Lubiana di approfittare dell’occasione per tracciare una linea di demarcazione tra i due paesi, la cui frontiera è tuttora oggetto di arbitrato internazionale. Anche in Slovenia la costruzione del filo spinato ha suscitato proteste, in particolare quando le forze dell’ordine hanno cominciato a sistemarlo sulla costa, nella regione turistica dell’Istria e sulle rive del fiume Kupa, il confine naturale tra Slovenia e Croazia.

Gli oppositori del progetto evocano la Seconda guerra mondiale, quando i nazisti avevano circondato Lubiana con una barriera di filo spinato. Inoltre, gli abitanti della regione di frontiera temono per il turismo, mentre gli attivisti per la protezione degli animali denunciano il pericolo che il filo spinato costituisce per cinghiali e animali selvatici, abituati a passare da un paese all’altro, e pubblicano immagini di animali massacrati una volta rimasti intrappolati nelle barriere.

Il governo sloveno difende la sua decisione sostenendo l’esigenza di “proteggere lo Stato, i cittadini e i loro beni”, pur affermando che le barriere, installate dalla stessa azienda che ha realizzato la recinzione dello zoo di Lubiana, “sono state costruite per garantire la sicurezza” dei migranti e “impedire che la situazione umanitaria si aggravi”.

Dalla parte slovena, il quotidiano Delo ritiene che i “chilometri di filo spinato che spuntano lungo la frontiera sloveno-croata” e in particolare nella valle della Dragogna e nella Carniola Bianca “rappresentino un corpo estraneo in mezzo alla natura. Nonostante ciò, è diventata una nuova realtà. La popolazione ci si è abituata malgrado l’assenza di dibattito democratico, le restrizioni alla libertà, la disumanizzazione dei rifugiati, il deterioramento dei rapporti con la Croazia e la radicalizzazione della società. Tutto questo paradossalmente nel momento in cui il flusso migratorio sta rallentando e le rotte percorse finora dai rifugiati si chiudono”.

A Zagabria, il quotidiano Vecernji list, dal canto suo, se la prende con l’atteggiamento dei partner europei nei confronti dei paesi dell’Unione. Così, scrive il giornale, “Bruxelles e Angela Merkel non hanno mostrato alcuna comprensione verso l’Ungheria quando ha cominciato a erigere un muro di filo spinato. Invece, quando la Slovenia ne costruisce uno, Merkel non dice nulla. Qual è la differenza”, si domanda il quotidiano croato, per poi rispondere: “Centinaia di migliaia di rifugiati in più in Germania e un calo del 10% della popolarità della Cancelliera”. Secondo Vecernji list, “senza una politica estera comune bensì divisa dagli interessi dei singoli stati, l’Unione europea ha dimostrato una tragica incapacità di controllare le sue frontiere. Ha delegato alla sua periferia, alla Slovenia nel caso specifico, il compito di costruire barriere di filo spinato davanti ai migranti e di portare a termine il lavoro sporco al suo posto”.

Dal canto suo, il gruppo post-punk sloveno Laibach, che si è recentemente esibito in Corea del Nord, primo gruppo occidentale ad aver avuto questa possibilità, e che terrà un concerto a Bruxelles il 9 febbraio con lo slogan “Europa senza frontiere”, ha duramente criticato la decisione del governo di Lubiana. In un’intervista al sito croato Lupiga, il leader del gruppo definisce “paranoico, egoista, narcisista e negazionista” il governo sloveno e “ottusa” l’opinione pubblica, che approva l’installazione del filo spinato.

Traduzione di Andrea Torsello