"L'élite politica europea – Angela Merkel, Jean-Claude Juncker, Mario Draghi, Jeroen Dijsselbloem e compari – ‘sta distruggendo l'Europa’; la loro politica ha prodotto dapprima il declino economico dell'eurozona, per poi divenire autoritaria e risolversi, in fin dei conti, in un ritorno del nazionalismo". Con questi toni ha debuttato ufficialmente, il 9 febbraio scorso a Berlino, DiEM 25, Democracy in Europe 2025, il movimento paneuropeo con cui l’ex ministro delle finanze greco Yanis Varoufákis "e una decina abbondante di sostenitori vuole opporsi allo smantellamento dell'Unione europea", scrive Der Tagesspiegel.

Un movimento che si propone di "mobilitare i cittadini per una democratizzazione radicale delle istituzioni europee, per 'restituire l'Europa al demos, al popolo'", riferisce ancora il quotidiano, e scongiurare un "'ripiegamento nel bozzolo dello stato-nazione'" che "non offre alcuna soluzione, ma avrà come unica conseguenza quella di 'portare al potere fascisti e populisti'".

Fra i fondatori del movimento, oltre al filosofo croato Srećko Horvat, si contano vari esponenti dei partiti di sinistra e dei Verdi, come la deputata inglese Caroline Lucas, l'ecologista portoghese Rui Tavares, o Miguel Urbán Crespo, eurodeputato del partito spagnolo Podemos, o la nuova sindaca di Barcellona, Ada Colau. A Berlino erano presenti anche "una rappresentante del movimento tedesco Blockupy, attivisti croati anti-privatizzazioni, rappresentanti del movimento di iniziativa popolare belga contro il Patto di bilancio europeo, il sindaco di sinistra di La Coruña", nonché "Hans-Jürgen Urban, membro della direzione del sindacato tedesco IG-Metall, la politologa e fondatrice di European Democracy Lab, Ulrike Guérot, e Gesine Schwan, presidente della commissione per i Valori fondamentali del partito socialdemocratico tedesco, (Spd)".

Nel manifesto del movimento, Varoufákis "si augura una profonda democratizzazione delle strutture decisionali dell'Ue, che preveda l'apertura ai cittadini di tutti i suoi organi fino ad arrivare all'elezione di un'assemblea costituente", riporta inoltre Der Tagesspiegel, secondo cui, tuttavia, la riflessione su questi temi è ancora materia di un dibattito che però "non ha nemmeno sfiorato alcune questioni centrali".

La responsabilità della crisi attuale dell'Unione è attribuita quasi esclusivamente alla "politica economica europea basata sull'austerità", ossia sulla costante riduzione della spesa pubblica, che ha comportato un grave peggioramento delle condizioni di vita in gran parte dei paesi dell'Ue e che spinge sempre più cittadini a schierarsi contro le istituzioni europee", osserva il quotidiano tedesco.

Per contrastare questa politica, DiEM25 vuole prendere ispirazione dai movimenti popolari di opposizione spagnoli, e Varoufákis "si affida solo al proprio carisma e all'entusiasmo dei simpatizzanti. Sì, è 'un'utopia', ha ammesso, ma sarebbe 'un'utopia ancora più grande' pensare che 'nell'Ue le cose possano andare avanti così'".

Tradotto dal francese da Laura Bortoluzzi